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ultimi-arrivi-009.jpg   Giusto 4 anni fa, giorno più, giorno meno, sono stato eletto tra i Consiglieri del Sindaco di Sant’Agnello. Nella mia veste di rappresentante della gente del mio paese, cerco sempre di fare il meglio per la collettività e, quando non posso far nulla (perchè ognuno dei noi ha dei limiti per capacità, esperienza e in questo caso, situazioni politiche…), mi sforzo almeno di ascoltare con attenzione quello che mi viene detto e chiesto. L’idea è quella di dare una mano a risolvere qualcosa. A volte ci riesco, altre volte no. Non cambierò il mondo, ma almeno mi sforzo di scrivere quello che penso, mettendo fuori situazioni che alcuni hanno paura, o poca voglia di rendere pubbliche. Un paio di giorni fa ho ricevuto delle lamentele sul costo dell’accesso allo stabilimento balneare del mio paese. Le persone che mi hanno avvicinato lo hanno fatto con garbo, ma erano mortificate perché non possono permettersi i prezzi fissati. Ora, senza polemizzare su costi e tariffe, diamo uno sguardo ad un po’ di dati che ho trovato in rete. Il commento lo lascio a chi legge…

Art. 1. comma 251, legge 296/2006
E’ fatto obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompressa nella concessione, anche al fine della balneazione.

La situazione italiana dal punto di vista dell’uso del demanio marittimo è una vera e propria anomalia che non ha altri riscontri al mondo. La forte privatizzazione degli arenili ha portato i cittadini a non poter godere del diritto di andare al mare senza pagare un biglietto d’ingresso. In tutto il mondo, prendere il sole in spiaggia è gratis e si paga solo il servizio ombrelloni-sdraio.
In Italia esiste una sorta di Imprenditoria Balneare nata e cresciuta per una ristretta cerchia di operatori ed una accondiscendenza-complicità delle Istituzioni…

Salvatore Siviero

Due parole sull’Over 40

25 Giu 2007 In: Over 40 Sant'Agnello

giugno-013.jpg  Per cultura, il calcio dalle nostre parti (cioè la Penisola Sorrentina), è argomento di discussione amatissimo. Premessa essenziale: anche queste parole, come tutte quelle sull’argomento, sono semplici argomentazioni personali (però molto documentate) che quindi, sono giustamente discutibili e criticabili. Quando si sa leggere e scrivere, è facile esprimere la propria opinione, ma non vuol dire per forza che si è dalla parte del giusto.
Detto (anzi scritto) questo, introduciamo subito il tema, ovvero il Torneo Over 40.
Esistono almeno altre 10 ragioni per le quali potrei scrivere di altro. Provo a citarle in ordine sparso: la situazione in Medio Oriente, il problemi politici sulla Striscia di Gaza, il disboscamento della foresta Amazzonica, le bizze del clima che provocano il caldo afoso di queste ore, la perenne lite politica tra Berlusconi e Prodi, le pensioni che non si sa esattamente che fine faranno, la spazzatura che non viene raccolta, la leucemia che non capiamo da dove arrivi e perché colpisce questo e quell’amico, Bush che sta pensando a chissà quale guerra scatenare, Al Qaeda che da qualche parte trama qualche tremenda strage. Così, a naso, mi sembrano tutte buone ragioni per non parlare del nostro calcio intercomunale. Il punto però è che a dispetto delle tante ragioni (perché ne esistono tantissime ancora), ci sono cose, grazie alle quali, i problemi che ho citato sopra, riescono, anche solo per qualche ora, a non stressarci troppo!
Una di queste è il nostro Torneo Intercomunale. La manifestazione alla quale anche io do un contributo in termini organizzativi, da 7 anni sta coinvolgendo poco a poco, sempre più gente che si da appuntamento al Centro Sportivo di Viale dei Pini per godere di una bella giocata, ed anche un po’ di sano calcio d’altri tempi. In campo ci trova l’amico, il vicino di casa e, in qualche caso, addirittura il papà della morosa.
Dopo gli “anta”, sta diventando comune (ed è un vanto che attribuisco a tutti quelli che danno il loro contributo al torneo), scendere in campo con una buona preparazione atletica, ed in taluni casi, persino tecnico tattica!
Una intera Penisola Sorrentina parla di chi ha segnato, di chi ha vinto e di chi ha preso gol la sera prima. Cosa ha fatto il Sant’Agnello? Ma il Positano è davvero così forte anche senza il “Black”? Il Massa riuscirà a vincere la 3° Coppa? Il Meta è riuscito a mettersi in pari con le altre semifinaliste?
Fino a qualche tempo fa, questi discorsi (che oggi sento fare in tantissimi bar e altri posti della Penisola Sorrentina), sarebbero stati solo uno scherzo di qualche guascone. Oggi, giugno 2007, scrivo con certezza che sono veri e sono anche molto molto sentiti. Se in un treno si è arrivati a discutere del sorteggio, e di come (a loro dire) le combinazioni siano state studiate per favorire questa e quella squadra, beh allora, vuol dire che il torneo interessa tanto!
Personalmente ricevo critiche (fortunatamente anche positive) tutti i giorni. Mi fa piacere soprattutto chi mi da consigli su formule e regole per il futuro. La critica che non condivido è quella sulla democraticità del torneo. Tutti hanno diritto ad esprimere la propria opinione e portare un contributo alla causa. A 40, 50 e 60 anni non si può essere trattati da ragazzini. Non esiste imporre le regole. Tutto si fa nel rispetto di esigenze e necessità di una classe di giocatori che devono giocare e divertirsi senza pensare ai problemi.
A dire il vero, c’è sempre chi invece i problemi li crea, e vede il marcio ovunque. Sarà la sindrome di calciopoli, o forse una qualche mania di persecuzione. O forse, più semplicemente, come mi ha detto qualcuno, poca voglia di giocare con gli altri.
A chi ha voglia di giocare confermo la disponibilità a “giocare all’Over 40”. Per chi non ha voglia, c’è e ci sarà sempre l’invito a seguire le partite dalla tribuna…

Salvatore Siviero

ultimi-arrivi-017.jpg           A volte capita di non trovare “l’attacco”. Eppure oggi, in una calda giornata di giugno, sembra sia assolutamente facile. Non lo so perché sto scrivendo queste righe solo adesso. So solo che può capitare di non trovare le parole giuste o non riuscire a cogliere l’attimo in cui passa per la mente l’idea, la frase adeguata, e viceversa, trovarsele tutte in testa!
Potrebbe essere una questione di tempo.
Visto il caldo che fa, il tempo meteo però lo lasciamo stare. Ora, cioè adesso, è tempo di scrivere che esiste il rispetto per le persone, anche “solo” perché (come mi è stato personalmente detto, e ne ringrazio il signore cordialissimo che mi ha rivolto il gesto…)  si è conosciuto, e si è stati amici del genitore.
Effettivamente, ci deve sempre essere un tempo “giusto” per cose come una gentilezza ricevuta.
A me è successo, e mi ha fatto pensare e rasserenare per un giorno intero. Una mattina mi sono ritrovato al banco del bar del mio paese, con un caffè pagato da una persona, che, andando via, mi ha detto, con aria dispiaciuta ma serena, che lui era amico di mio padre. “Forse non ti ricordi di me, io sono quello che…, in quel giorno di…  Ero amico di tuo padre…”.
Di tempo, da quell’episodio a cui si riferiva il signore, ne è passato davvero tanto. Era il 2003 per l’esattezza, ma a quanto pare, cose come rispetto e amicizia non hanno tempo!
Il tempo, il più delle volte,  è quello che diciamo di non avere mai (che in sostanza traduciamo nella parola “stress”). “Non ne ho nemmeno per me stesso”, è ormai una lamentela (tormentone) generale. Io in realtà, non lo so nemmeno cos’ è il tempo.
Sant’Agostino (nelle sue “Confessiones”) “dice”: “Se nessuno me lo chiede, lo so. Se dovessi spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so!”
Nel mondo che chiamiamo moderno, siamo riusciti a misurare il tempo ormai da un pezzo, ma per quanto precisi noi si possa essere, il tempo rimane qualcosa di inevitabilmente sfuggente.
È fatto di passato (qualcosa che non è più), di futuro (qualcosa che non è ancora) e di presente (attimi, a volte tanto concreti, dei quali abbiamo coscienza solo dopo che sono trascorsi), ma chissà, sembra di non sapere mai esattamente cosa sia.
Volendo uscire da un vortice filosofico che tutto sommato non mi appartiene (e non credo appartenga nemmeno al mio sito…), mi approprio di una definizione che “delimita” il tempo come una visione del mondo, una visione legata all’interiorità e al primato dell’Io.
Newton credeva che il tempo fosse, come lo spazio, un contenitore di eventi.
Leibniz dal canto suo, riteneva che, allo stesso modo dello spazio, il tempo fosse un apparato concettuale capace di descrivere le interrelazioni fra gli eventi.
Da ignorante, mi piace ricordare (per praticità e mancanza di un numero consistente di contro-argomentazioni), Einstein e la sua “relatività”.
J.W.Dunne agevola il mio discorso introducendo il concetto di percezione del tempo, distinguendo quindi in maniera decisa le persone.
“Per me la giornata è troppo corta”, sento dire al mattino nel bar del mio paese, da un conoscente visibilmente stressato. “Il tempo non passa mai”, è la frase dell’amico che, dopo nemmeno un minuto, entra nello stesso bar. Lui è costretto dal lavoro a ferie forzate, e non ha altra scelta. Questi e tanti altri esempi sono modi diversi (in questo caso, diametralmente opposti) di percepire il tempo. Alla fine, che si parli di rispetto e cordialità, così come di tempo, la differenza sta proprio nel modo di percepirle.
Tagliando corto, diciamo che, siccome ho ricevuto una gentilezza, che mi ha riportato alla mente mio padre, mi ha fatto piacere sottolineare come ancora esistano persone capaci di offrirti un bel gesto anche solo perché, tuo padre ne ha fatto uno a loro. In definitiva, percependo gentilezza, mi viene facile regalarne. Che sia questa la chiave di una catena positiva?

Salvatore Siviero

Marina Kazankova

23 Giu 2007 In: Il mondo dello Spettacolo

kazankova.jpg      Una delle protagoniste di Capri, la fortunata fiction della Rai, ci ha parlato un po’ di se.
Marina Kazankova, affascinante attrice romana, di passaporto e famiglia Russa, ha fatto “due chiacchiere” con noi, al Centro Benessere Ulysse di Sorrento, dove si è allenata durante le riprese della prima serie.
Per la bellissima Marina, i set cinematografici sono “solo”la metà della vita lavorativa, perché oltre ad essere attrice, lei è anche una sportiva professionista. Per l’esattezza è una Campionessa del Mondo assoluta di “Jump Blu”, avendo percorso 152,34 metri in apnea. Tra le sue passioni ci sono lo sci alpino, le arti marziali, il paracadistismo ed il nuoto. Marina è stata a suo agio qui a Sorrento, ed ancor di più si è sentita a casa in vasca, al Centro Wellness di Via del Mare.
Pronti, via! Ecco cosa ci ha detto:

La prima domanda è semplicissima: “Marina, pensa per un attimo alle tante interviste ed alle tante domande che ti hanno fatto. Rispondi alla domanda che non ti hanno mai fatto. In altre parole, parlaci di quello che avresti sempre voluto dire ma che nessuno ti ha mai chiesto”
In un attimo i due occhioni blu che avevamo di fronte si illuminano e contemporaneamente arriva una risposta carica di entusiasmo:                                   Il senso della vita, si, voglio parlare del senso della vita. Vorrei che si sapesse cos’è per me la vita. Attraverso il mare e l’apnea, mi sento libera e scopro senza ostacoli il mondo che vive sommerso. La natura mi trasmette emozioni, ed io cerco di trasmetterne con il mio lavoro, che è fare l’attrice. Perché so bene che noi, che siamo al di là della cinepresa, abbiamo la responsabilità di far sognare la gente, che con noi lascia da parte anche per poche ore, i tanti pensieri della vita di tutti i giorni.
Beh allora dacci una risposta secca, chi o cosa è Marina Kazankova?
Il Mondo, Tutto o Niente!
In questi giorni, vivendo tra il set e la realtà relativamente piccola della Penisola Sorrentina, avrai incontrato tante persone. Cosa ti colpisce di una persona. Che cosa ti lascia il segno. Perché ricordi qualcuno e non qualcun altro?
Io guardo ed osservo tutti. Però mi ricordo delle persone che mi trasmettono emozioni.
E tu cosa pensi di aver trasmesso a questi ragazzi che come te vengono in piscina ed in palestra qui all’Ulysse, e che non ti vedono come un’attrice celebrata sul set?
Non posso esserne sicura, ma penso di aver mostrato loro vivacità, simpatia e la leggerezza dell’essere.
Una ragazza giovane come te ci crede ai sogni?
Io non solo ci credo, io vivo di sogni e favole…
E’ facile immaginare che fare l’attrice ed insieme la sportiva professionista richieda  tanti sacrifici. Tu lo fai perché così realizzi i tuoi sogni. Ma cosa costano i sogni?
Tanta pazienza, tante e tante ore di lavoro e c’è l’obbligo di non mollare mai. E poi, siccome penso che starai per chiedermi se costa felicità, io ti dico subito che felicità è vivere i sogni facendo quello che si ama e che da soddisfazione. No, non sto sacrificando la mia felicità. Sono felice così!
Visto che parliamo di sensazioni, che ne dici di chiudere la nostra conversazione dicendocii cosa ti trasmettono  Sorrento e l’Ulysse?
A Sorrento sto benissimo. Sorrento per me è libertà, accoglienza e tanto tanto affetto. Non credo che vi libererete di me. Qui all’Ulysse poi mi trovo a meraviglia. La struttura è bellissima e la Penisola Sorrentina è un posto meraviglioso!

                                                                                                                                            Salvatore Siviero

Francesco Lodi

22 Giu 2007 In: Sport Interviews

lodi-catanzaro.jpg  Quando ha lasciato Frattamaggiore per Empoli aveva 11 anni e il sogno di diventare calciatore.
Da quel lontano 1995 sono passati più di 10 anni e tante partite, ma la fatica ed i sacrifici di un bambino come tanti, si sono concretizzati: Francesco è un professionista del calcio, e quest’anno ha dato spettacolo davanti al muro di folla del San Paolo, lo stadio del “suo” Napoli.
Il ragazzo ha carattere da vendere e lo dimostra fuori come in campo: “Sono tifoso del Napoli e lo vorrei in Serie A, ma consentitemi di dire che oggi il mio Frosinone ha giocato meglio del Napoli” (post partita di Napoli-Frosinone 1-1 del 2/12/2006, Francesco è davanti ad una trentina di giornalisti partenopei)

Francesco che emozione si prova, da napoletano e tifoso del Napoli, a giocare al San Paolo, contro la squadra del cuore?
È bello, molto forte, perché il San Paolo ti trasmette emozioni incredibili. Da professionista però io devo giocare e dare il massimo per la maglia che indosso, ed io ora gioco per il Frosinone e ho tanta voglia di fare bene in un ambiente che mi ha accolto benissimo.

Quando hai cominciato a pensare di diventare calciatore?
A 11 anni mio fratello Salvatore (i Lodi hanno 8 figli e Francesco è il più piccolo, ndr.) mi ha accompagnato ad Empoli: lì, insieme a lui ho conosciuto il calcio professionistico, attraversando i campi delle giovanili prima, e della prima squadra poi. Mi è costato molto ma ci ho sempre creduto.

Ma perché un bambino lascia famiglia e casa per inseguire un pallone?
Sai, il calcio è il gioco più bello del mondo. Secondo me, senza “il pallone” non si andrebbe avanti. Pensa che tanti amici si sono lamentati con me perché secondo loro la pausa di Natale è stata troppo lunga. Senza calcio loro non possono stare nemmeno una settimana. E neanch’io!

La tua prima scuola di calcio?
La strada. Penso che tutti comincino più o meno da lì. Poi c’è stata la Scuola Calcio Oasis di Frattamaggiore e quindi, come ti ho detto, direttamente l’Empoli dove sono cresciuto come uomo e come calciatore.

Quanto è lontano quel calcio, fatto di divertimento e tanti tanti gol con le porte fatte dagli zaini della scuola, oggi che viviamo la prima stagione dopo calciopoli?
Ti dico solo che quello che abbiamo sentito tutti è la parte in assoluto più brutta del gioco del calcio. Il calcio è divertimento e passione di tantissime persone. Non può essere quello che hanno sbattuto su tutti i giornali.
 
Calciopoli, in qualche modo ha prodotto la Super Serie B di quest’anno: chi la vince?
La Juventus! Poi vedo bene il Napoli, il Bologna, il Mantova (che ha anche battuto la Juve), il Genoa ed il Rimini che nonostante il calo rispetto all’inizio della stagione è lì tra le prime.
Beh, se lo dice uno che già fermato sul pari Juventus e Napoli e oltre la casacca del neo-promosso Frosinone, veste spesso la casacca azzurra della Under 21, allora c’è da crederci…

Salvatore Siviero

Hai torto marcio, te lo dicono in tanti. Hai torto marcio, come fai a non accorgertene!”
Quante volte abbiamo sentito queste frasi! A volte sono state addirittura per noi, e quindi, sfido chiunque a dire di non conoscerle. Faccio una premessa: questo “pezzo” è diretto a due persone in particolare, anzi tre. Le prime due le conosco personalmente, ed io tengo a loro molto più di quanto sono riuscito a dimostrare loro; la terza è Don Fabio Capello.      È proprio l’allenatore italiano che mi ha dato “il la” per queste righe, vincendo il campionato in Spagna dopo un anno intero di critiche e chiacchiere pesantissime. Gente come Cassano, Emerson, Beckham, Ronaldo, Raul, Robinho, a rivendicare la loro importanza, a suon di contratti milionari e fama conquistata sui campi del mondo, e lui a imporre loro la panchina e  anche la tribuna! Tutto questo mentre la stampa lanciava inviti ad accompagnare il Signor Don Fabio alla frontiera, ad ogni partita giocata male. Per lui persino l’umiliazione della panolada, i fazzoletti bianchi che significano “addio”, “vattene via”.                      Tutto questo mentre lui si chiudeva a riccio contro tutto e tutti, meditando su come battere tutti e anche tutto. E proprio questi “tutti” erano tanto impegnati a dire al mondo che Don Fabio stava sbagliando, che lui piano piano, da solo, rimetteva su la barca del Real Madrid.
Ma perché se tutti voi dite che è sbagliato, lo devo pensare anche io?”. Chissà, magari pensava proprio questo Mister Capello quando metteva fuori il Signor Ronaldo, e poi Cassano, e poi Beckham, e poi ancora il fidato Emerson e via via tutti quelli che non accettavano la sua guida.
Ebbene alla fine ha vinto lui. Si sbagliavano tutti!                                                         Si, caro amico che legge, si sbagliavano tutti, e ieri sera al Bernabeu, i fazzoletti bianchi sventolavano per salutare il trionfo del condottiero burbero, deciso e solitario, ma vincente!
Togliamo via dalla testa l’idea che la massa ha sempre ragione. In questa società, e mi riferisco alla mia amata Penisola Sorrentina, quelli che seguono e fanno massa, senza pensare e portare un contributo, sono davvero tanti.                                                 Non è mica detto che abbiano ragione tutti!
Seguono questo o quel leader fatto di politica, soldi o magari carisma e sono pronti ad accusare dal mezzo del gruppo. Loro non pensano al bene, loro accusano e non si ricordano nemmeno perché.
Scegliere di essere “uno” e non “la massa”, dalle nostre parti è come esporsi al tiro dei cecchini nel mezzo di una città assediata (sono cosciente di quanto siamo fortunati a vivere in pace, perdonatemi il paragone forse irriguardoso, ma è per far capire meglio il concetto…). Essere “uno”, significa dire e fare quello che si pensa, senza nascondersi. Significa anche sbagliare, ma farlo da soli.
Chi decide di essere “uno”, può diventare “unico”, e può passare per “uno scemo”, o peggio ancora “un pazzo”. Può anche darsi che diventi “uno buono”, ma Dio solo sa quanto costa.
Beh, a questo punto, può e deve valere la pena di portare avanti quello che ci dice il cuore fino in fondo. Siamo davanti a 20 persone che la pensano diversamente da noi? Poco male. Se siamo convinti, facciamoci coraggio. Solo chi ha coraggio butta giù i muri.          Un muro (e a Sorrento ne sappiamo qualcosa…) a volte è più fradicio di quanto appare. Con una spallata magari rimane in piedi, ma se si va avanti a spallate, può darsi che tutto venga giù. A quel punto, gli amici ed i meno amici, che ci criticavano dal mezzo della massa, verranno a farci le congratulazioni.
Ecco, quello è il momento in cui avremo il diritto di lasciarci andare come ha fatto Don Fabio appena ieri sera. Vincere è da tutti; vincere contro tutti è davvero solo per quelli che sono “uno”.
Non è vero che 20 persone hanno ragione e noi torto.                                                Non è vero che i muri non vengono giù…

Salvatore Siviero

Carlo Mazzone

16 Giu 2007 In: Sport Interviews

mazzone.jpg  Calciopoli non lo se esiste. So però che c’era molta gente sleale e non tutti quelli che si è detto erano capaci di falsare un risultato”
 
“Baggio è tra quelli che hanno inventato il calcio. Certo che potrebbe giocare!”
 
“L’Italia 2006 è caduta a fagiolo. Ha messo in secondo piano tante magagne che fanno male a chi ama il gioco del calcio”

Carlo Mazzone, 70 anni, “romano de Roma”, è l’allenatore che più volte di tutti si è accomodato su una panchina di Serie A. Il 18 marzo 2006, alla guida del Livorno affronta la Juventus e eguaglia  il record di presenze di Nereo Rocco: più tardi lo fisserà a 795! Tutto comincia ad Ascoli.
Ce ne parla proprio lui:
Devo gratitudine al presidente Rozzi. E’ stato lui ad offrirmi la possibilità di emergere.
Ricordo che ero gravemente infortunato (frattura alla tibia) dopo un derby giocato allo “Zeppelle”. Rozzi non era ancora il presidente dell’Ascoli. Avevo provato a tornare a giocare ma ero in difficoltà; lui capì subito il mio dramma; mi conosceva come un giocatore generoso, così mi offrì di curare il settore giovanile. Quindi arrivò la prima squadra in C e poi il resto lo sapete…
Mister cos’è il calcio per lei?
Il calcio è il gioco più bello del mondo. Per vincere bisogna saper stare alle regole del gioco ed essere bravi e fortunati. L’ho sempre vissuto con passionalità (“sono romano e ho sempre pensato da romano”, ci dice convinto) e ho cercato di non farci entrare mai la politica. Nello spogliatoi poi, volevo che i ragazzi si comportassero da uomini sempre e comunque. Uno dei miei dettami era farli crescere come giocatori e uomini insieme. Mi ispiravo a Rocco. Sono fiero di aver battuto il suo record.
Dico sempre che di diverso tra il suo essere allenatore ed il mio, c’era solo il romanesco; che grande persona era! E che grande gioco è il calcio! È fatto di partite ma anche di episodi che la gente non vuole cancellare dalla memoria. E a pensarci, il bello è che tutte le partite che hanno deciso qualcosa sono a loro modo indimenticabili. Indimenticabile può essere Italia-Francia, finale dei mondiali e la stessa cosa, per esempio, nel cuore dei romani può essere anche solo uno dei tanti derby, che però ti regala qualche settimana di sfottò da dedicare agli sconfitti.

Mister, visto che stiamo parlando di partite indimenticabili, ci racconta di qualcuna che le è rimasta impressa nella memoria?
Mò come faccio! Ce ne sarebbero tante (dice il Carletto nazionale nel suo amato romanesco). Facciamo così, “damme na mano”.
Poi la memoria lo porta ad Ascoli:
Siamo alla 30° giornata, Serie A 1982/83. Ad Ascoli, ci giochiamo la salvezza contro il Cagliari.
È un dentro o fuori: chi perde va in B. E’ l’Ascoli di De Vecchi, Nicolini e Greco. La tensione è altissima ma noi riusciamo a portarci in vantaggio 1-0 (rete di Greco al 26’, ndr.). A poco dalla fine, Nicolini davanti alla nostra porta riesce a controllare un rimpallo strano e evita che la palla finisca in rete. Sarebbe stata la fine per noi! Sul ribaltamento di fronte, il caso vuole che propri a lui capiti un pallone a volo, più o meno a metà campo: Nicolini tira da lontanissimo e segna. Non capisco più niente; è il 2-0 che ci lascia in A. Mi ritrovo a festeggiare in mezzo al campo!

Beh, visto che mi ha chiesto aiuto, la porto con la mente ad un’altra sua famosissima corsa…
“Eh lo so a che te riferisci” (il romanesco è ormai la lingua ufficiale della nostra intervista). Devi sapere che io gliela avevo promessa. Me ne avevano dette di tutti i colori. Da “Mazzone figlio di…” , a “Romano di m…” e così per tutto il tempo. Io gli ho risposto per le rime, perché certe cose proprio non le reggo, e poi quando Roberto (Baggio) ha messo dentro il 2-3, ho cominciato a credere che avremmo preso almeno il pareggio. Il 4° uomo continuava a dirmi di stare calmo. Io ero fuori di me dall’emozione e così gli dicevo di non preoccuparsi e scrivere tutto, tanto se avessimo pareggiato sarei andato a dirgliene quattro sotto la curva.

Detto fatto: Baggio segna e lei corre…
Non ci credevo. Ero contentissimo. Potevo sfogarmi!

Quest’estate noi italiani ci siamo “sfogati” dopo 24 anni. Che differenza c’è tra l’Italia di oggi e quella dell’82?

Nel 1982 ero in Spagna, e tranne la finale ho visto tutti gli incontri degli azzurri. Nei limiti della discrezione, mi intrattenevo spesso con i ragazzi, nel ritiro. Ricordo belle chiacchierate con Antognoni, e soprattutto mi ritorna in mente la convinzione in un gruppo che cresceva partita dopo partita. Sentivo che in loro la fiducia e le possibilità di vincere il mondiale, aumentavano ad ogni buon risultato.
Il Mondiale 2006 è caduto a fagiolo! In un colpo solo, il gruppo di Lippi ha messo in secondo piano le tante difficoltà del calcio italiano. La vittoria finale, meritata, ha ridato credibilità a tutto il sistema italiano del calcio.
A proposito di Nazionale. È vero che Pirlo dove gioca oggi lo ha pensato lei?
Lui non voleva giocare davanti la difesa. Un giorno l’ho preso da parte e gli ho detto: “se tu ti abbassi con la qualità tecnica, la facilità di calcio che hai, penso che ti puoi divertire di più. Quanti gol hai fatto? Ti dico che ti diverti e ne fai anche di più se giochi in quel ruolo. Proviamo per due settimane e vediamo. Alla fine mi ha dato ragione, ed eccolo lì…”

Mister, nella sua carriera ha visto tanti campioni. Ci parla di qualcuno che le è rimasto impresso nella mente?

Non mi piacciono le classifiche però ti dico che il migliore di sempre è sicuramente Maradona. Tanti dicono Pelè, però lui non ha mai subito la tatticità e le pressioni del calcio europeo. Già solo i raddoppi di marcatura che subiva Maradona ti dicono quanto fosse difficile realizzare quelle giocate meravigliose che dispensava ogni domenica.

E Totti?
Totti ha sostituito un altro grandissimo romano e romanista nel cuore dei tifosi giallorossi, “il principe” Giannini. Non faccio mai paragoni tra i miei ragazzi, quindi non sto qui a dirti chi è meglio, però ti dico che Totti merita di essere il simbolo della Roma e dei romani (giallo-rossi).
Mi ricordo che quando è arrivato, in mezzo a Giannini e Aldair si trovava a meraviglia; sembrava giocasse con loro da sempre. E poi segna, fa segnare e propone sempre soluzioni diverse alla squadra. Che volete di più da un giocatore?

Di Baggio che ha compiuto 40 anni in questi giorni cosa ci dice?
Baggio è uno di quelli che hanno inventato il calcio. Qualche volta ci sentiamo al telefono. Per il suo compleanno mi ha invitato; gli avevo preso pure un pensiero, ma una brutta influenza mi ha tenuto a casa. Baggio calciatore non si discute. Ha avuto una splendida carriera ma pensa senza quel ginocchio malandato cosa avrebbe potuto fare. È stato sfortunato negli USA. perché lì avrebbe meritato di vincere la Coppa del Mondo.
Io non lo so che rapporto avesse con gli altri allenatori. Dico solo che quando era in campo, faceva tutto quello che gli chiedevo. Era disponibilissimo e sempre da esempio per gli altri. Certo è che non gli potevo chiedere di fare pressing a tutto campo, però con qualche “trucchetto”, lo facevo rientrare a dare una mano ai compagni a centrocampo. Mi ricordo che durante la fase difensiva, per evitare che il reparto fosse in inferiorità numerica, gli dicevo di stare solo nella zona di centrocampo. Una cosa tipo: “A Robè, tu stai da quelle parti, tanto lo vedi, è un cerchio grande”.
E lui indietreggiava. E spesso ci faceva vincere.
Che gli dovevo chiedere di più!
da Calcio 2000      Salvatore Siviero

legioni_romane_4.jpg    Il Rubicone è un piccolo fiume a regime torrentizio dell’Italia settentrionale, che scorre nella provincia di Forlì-Cesena ed incontra la Via Emilia all’altezza di Savignano sul Rubicone, a circa 30 chilometri ad est dal capoluogo, Forlì. Sfocia nel mar Adriatico.        Il suo nome viene un pò dalla leggenda: al colore delle acque che, attraversando territori argillosi, si tingevano di rubino. In epoca romana per un periodo segnò il confine tra l’Italia, all’epoca considerata parte integrale del territorio di Roma, e la provincia della Gallia Cisalpina. Passarlo in armi, per i generali era un pò come dichiarare guerra a Roma: era vietato!

Cesare, una volta conquistata la Gallia però lo attraversò nel 49 a.C., alla testa del suo esercito, manifestando in tal modo la sua ribellione allo stato romano. Era il 10 gennaio e con lui c’erano circa 1800 legionari: secondo il racconto di Svetonio, prima di risolversi a questo passo sembra che abbia esitato e infine abbia preso la sua decisione esclamando “alea iacta est -  il dado è tratto”.

Il Rubicone, come tantissime delle cose terrene, mutò diverse volte il suo corso per cause naturali, e per questo motivo, oggi non è possibile affermare quale sia il “vero” Rubicone attraversato da Cesare. Le certezze, a questo punto lasciano spazio alle leggende popolari, però rimane quella frase che ancora oggi avrebbe bisogno di essere vissuta e pronunciata. E allora, nessuno si lamenterà se vi racconto una favola che, chissà, tra qualche anno potrebbe dare il via a qualche piccola leggenda popolare…

Anno 2008 dopo Cristo, Terre delle Sirene, Penisola Italica.

Uno dei villaggi della terra che fu ricca di agrumeti e tanti sapori genuini, vive un momento delicatissimo della sua storia. Da queste parti, il mare, visto dall’orizzonte, spesso confonde le coste con le colline, in un cielo che sembra sempre limpido. Gli abitanti del villaggio, poco meno di 10.000 anime, sono abituate a pensare che dopo le nuvole c’è sempre il sole. Questa filosofia li rende forti e sereni: negli altri villaggi li reputano persino furbi oltre misura; dicono di loro che camminano sulla farina e non lasciano neppure traccia. Il villaggio però, ora è in difficoltà. Il Re è andato via, chiamato a Roma dall’Imperatore. Lui è una persona per bene e talmente capace che l’Imperatore lo ha voluto con se. Il Re, negli anni passati ha fatto del suo villaggio un modello per tutti gli altri villaggi. Ha colorato le strade e la vita dei suoi sudditi con onestà e senso del dovere. Ha ricostruito ciò che barcollava e creato quello che non c’era. Il Re però, ora non può più governare, e si sta scatenando la lotta per la corona. Da un bel pò di giorni, i suoi fidi generali sono alla ricerca del consenso della gente. Dicono di aver vissuto con il Re e di “parlare la sua lingua”: “continueremo l’opera del Re, faremo il bene del villaggio, non vi preoccupate!”, dicono in coro i generali.

Il villaggio però non vive bene come prima. Qualche generale va per la sua strada e dice e pensa, e fa qualcosa, che non è l’operato del suo Re. Per le strade l’aria sta cambiando; nelle case ci si domanda cosa sta per succedere. Il Re ha aperto alla sua gente la strada del miglioramento ed ora, anche un mucchietto di foglie che invade le strade, se non raccolto subito, viene vissuto come un segnale negativo.

Non tutti i generali però stanno parlando con la gente. Tra di loro c’è chi, negli anni ha servito bene il Re, e si è guadagnato la sua stima (e quella del popolo). Lui non c’è per strada a parlare alla gente. Lui continua a lavorare per il villaggio da molto lontano. Con se ha una legione che cresce e che pensa solo al bene del villaggio. Nessuno a corte pensa a lui, però tra la gente c’è chi comincia a chiedersi se non sia lui il “Re giusto” che riporti il villaggio ai fasti, che ha imparato ad amare con il vecchio Re andato a Roma. La legione intanto avanza tra i boschi cupi e le colline intorno al villaggio, risolvendo i guai che altri non vedono e non considerano. Il generale ha con se un luogotenente che di notte corre al villaggio con il suo cavallo nero; cerca i suoi fidati amici per sapere cosa accade. L’opera del generale prosegue giorno dopo giorno nell’oscurità della considerazione degli altri generali, che al villaggio pensano di fare il bello e cattivo tempo.

Ora il giorno è arrivato. Al confine c’è un fiumiciattolo che segna il punto di svolta. Entrare in acqua è un pò non poterne più uscire se non andando fino in fondo, fino al regno. Il generale ora è lì, con il suo cavallo bianco; si gira indietro per cercare lo sguardo degli uomini della sua legione. Il luogotenente è pronto a tuffare il cavallo nero nel piccolo guado. Dietro di se ha gli occhi dei legionari pronti a riprendersi casa loro, il villaggio che tanto amano.

La scelta spetta solo a lui, al generale. Una volta entrato in acqua il dado sarà tratto…

far-oer.jpg Pippo Inzaghi, Rogvi Jacobsen, Del Piero, Hannesen e Mister Olsen, Tonino Aiello, Antonio Guarracino, Peppe Carotenuto, Achille Bello, Peppe Maresca, Francesco Montervino, Gennaro Iezzo, Pino D’Alessio e tanti tanti altri ancora.           Chi sono? Amanti del calcio. Pippo è in testa alla lista, perchè per lui, giocare la Finale di Champions League, contro Gerrard e Crouch, è esattamente lo stesso che giocare alle Isole Far Oer contro un gruppo di amatori. E fa lo stesso che tra i giocatori che ho citato ci siano un bel pò di categorie di differenza, con grande presenza di amatori. Si, perchè loro, gli amatori, hanno segnato a Buffon (il miglior portiere del mondo!). Lo ha fatto, per tutti,  tale Rogvi Jacobsen, che a quanto raccontano le cronache, deve anche giustificare il tempo che passa sui campi da calcio. Lo fa e si diverte, al pari di Ale Del Piero e Pippo Inzaghi, che a detta di amici che li conoscono, metterebbero impegno anche se giocassero il Torneo Over 40 della Penisola Sorrentina. Ed è proprio in questo “mondo”, quello fatto di tanta gente che segue le partite amatoriali di padri, parenti ed amici, che abitano la Penisola Sorrentina più Positano, che vivono il calcio, sportivi come Peppe Carotenuto, Achille Bello, Tonino Aiello gli altri che abbiamo accomunato ai Campioni del Mondo che ieri purtroppo ci hanno fatto fare una brutta figura nel freddo del Nord-Europa. Loro, e tanti altri che non cito, hanno voglia di giocare e divertirsi con il calcio. Per loro e per tutti gli amici ai quali piace il gioco “del pallone”, si organizzano manifestazioni come l’Over 40. In questi giorni abbiamo discusso tanto su cosa ci sta accadendo. Dopo 7 anni il Torneo Intercomunale è ad un bivio: il salto di qualità e la chiusura. Oggi, dopo 7 anni abbiamo chiaro evidente (come dice CT Lippi…) sotto gli occhi il grande interesse del Torneo tra la gente. Proprio “questa gente”, invoglia a fare bene e fare sempre meglio. Il gioco, nel calcio esiste ancora. Pippo Inzaghi e Rogvi Jacobsen lo hanno dimostrato in TV ieri sera,così come, in ambiti e livelli di gioco chiaramente diversi, i quarantenni della Penisola stanno dimostrando con la serietà, l’entusiasmo e la passione che stanno mettendo dal 10 maggio nell’Over 40 Sant’Agnello. Per loro, per chi ama giocare, ci sarà sempre la voglia di “metter su” l’rganizzazione di un evento sportivo. Per gli altri… porte aperte ai vari club dopo lavoro…

Salvatore Siviero

 

Non userò preamboli, presentazioni o “cappelli” (come si dice in termini giornalistici per introdurre un argomento). Queste righe sono per esprimere la mia verità su alcuni argomenti che riguardano tutta la comunità della Penisola Sorrentina. Mi interessano in modo particolare perché mi sento parte del tessuto societario di una terra bellissima, che però da albergo a taluni personaggi, per i quali, quello che si dice la sera non vale la mattina. Quando ho aperto questo spazio in rete, l’ho sottotitolato “per chi ha qualcosa da dire”. Ebbene ora ho da dire che vorrei eliminare alcune consuetudini e vecchie abitudini che ritengo tra le cause della scarsa crescita della nostra mentalità.
Sono parte di un gruppo che organizza il Torneo Intercomunale di Calcio Over 40.
Talvolta mi trovo nella posizione di dover prendere decisioni, e come tutti quelli che lo fanno, posso sbagliare, come far bene.
In ogni caso, nell’ambito di una manifestazione che, comunque, sta riscuotendo un buonissimo consenso popolare, ogni singola scelta da adito a discussioni e partiti contrapposti.
Tutto questo fa parte del gioco e soprattutto, nel mio caso, si mette in conto, tra le responsabilità del ruolo. Niente da eccepire. Ben vengano le chiacchiere, perché significano interesse ad un gioco.
La vita è davvero complicata, e pensare che tanta gente riesce a parlare di una partita di pallone, staccando così la spina dai problemi quotidiani, mi gratifica e gratifica i ragazzi che compongono il gruppo che organizza.
Ma veniamo al dunque. Mi infastidisce la “chiacchiera maligna gratuita dei soliti noti”.
“Il Sant’Agnello è favorito dagli arbitri perché è la squadra dell’organizzazione”, “Ogni squadra che gioca contro il Sant’Agnello deve pagare dazio, perché loro hanno l’organizzazione nella squadra”.
Ribadiamo un concetto: L’organizzazione è santanellese! L’organizzazione è il Comune di Sant’Agnello nella figura di un suo Consigliere Comunale (cioè io stesso, Salvatore Siviero, Consigliere delegato alla Comunicazione ed allo Staff del Sindaco Pietro Sagristani), ed è l’ASD F.C. Sant’Agnello del Presidente Negri che gestisce l’impianto di Viale dei Pini.
L’organizzazione, per tutte le lamentele del mondo è riconosciuta nella figura di Salvatore Siviero, unico responsabile se le cose vanno male.
Salvatore Siviero (cioè sempre io!) è santanellese e lo sarà per tutta la vita! Le mie origini sono per metà di Sant’Agnello e per l’altra di Sorrento. Ho amici in tutte e 9 le squadre, e mi relaziono con i Responsabili che organizzano le squadre,  per i regolamenti e tutto l’andazzo della manifestazione. Loro (i Responsabili) sanno tutto di tutto e anche di più, del resto senza il loro contributo (gestiscono dei veri e propri club con tutte le bizze e le difficoltà che comporta l’allestimento di squadre da 30 giocatori e tutti gli annessi…), il Torneo Over 40 non esisterebbe!
Ah, quasi dimenticavo. Un paio di mesi prima del Torneo, tra i Responsabili, abbiamo scelto il tesoriere del Torneo. Enzo Lauro, Responsabile del Piano New Electra (che sta facendo un bellissimo cammino…), è stato votato all’unanimità;  ci sta dando una grossa mano, nel gestire le finanze.
I 1000€ che le squadre pagano, sono custoditi dall’amico Enzo, che tranquillamente relaziona me e tutti coloro i quali hanno da chiedere sulla cifra. Tra le uscite rilevanti che quest’anno ci stiamo sobbarcando, ci sono i 1500€ più IVA necessari per allestire la tribunetta  che sta cambiando il volto dell’intero impianto, dando la possibilità a tantissimi amici di incontrarsi nelle serate del torneo e godersi i match.
Tanto per continuare, ogni calciatore ci costa quasi 4€ di affiliazione ad un ente nazionale  di promozione sportiva che ci copre le spese assicurative.  Ah, tanto per rispondere al personaggio che è uscito dal campo l’altro giorno imprecando e accusando di dover pagare 1000€ per “4 partite di m…”, precisiamo che solo di arbitraggi investiamo il 33% dell’intera cifra delle iscrizioni.
Il nostro budget è 9000€. Noi non vogliamo gravare sulle spese dei cittadini di Sant’Agnello, prendendo via soldi comunali (che altri pensano bene di regalare per manifestazioni pseudo pubbliche…) e tanto meno chiediamo contributi agli altri 5 Comuni che ospitiamo. Tra le persone coinvolte, e che erogano servizi ci sono: il Servizio Ambulanza, il Service per la musica, le riprese televisive,  i ragazzi dello staff e quelli dell’ASD F.C. Sant’Agnello. Non basta?
Magari si, se pensiamo che fino 7 anni fa, una manifestazione riservata a quarantenni e cinquantenni non esisteva e nemmeno si pensava di poterla fare.
Per quello che mi riguarda, chi non crede in noi, fa bene a stare a casa. Chi trova facile aprire bocca e gettare fango sul lavoro altrui, non è benvenuto. La chiacchiera cattiva e gratuita non sarà più ben accetta. Vogliamo portare avanti una bella manifestazione per tutti quelli che si divertono a giocare.
Per loro si portano avanti progetti come l’Over 40.
Per dubbi e chiarimenti chiedere pure. Il sottoscritto ed i ragazzi dello staff (Responsabili inclusi) sono pronti a risposte esaurienti. Chi vede il marcio ovunque stia a casa, perché non è benvenuto…

Salvatore Siviero

L’opinione di chi legge…

perchè non fai il nome e cognome dello “stronzo” che si permette di obiettare… alludendo…..
secondo me tu sei troppo buono e fai troppe chiacchiere… comincia a mettere fuori qualcuno… crea un precedente e vedi che molte persone cambieranno atteggiamento o si staranno a casa…
W l’Over 40… W Sivieroooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Carissimo Salvatore,
    Io non sono uno tra quelli che mette in dubbio la tua “integrità” morale , in qualità di organizzatore del torneo, o di nessun altro dello staff organizzativo.
    Se fosse vero che il Sant’Agnello sia “favorito” dagli arbitri , forse quel goal contro il New Electra non sarebbe stato convalidato…
    Comunque io sono tra quelli, e ti garantisco che sono tutti quelli con i quali ho fatto due chiacchiere durante le partite, che non hanno gradito la formula dei tre gironi da tre ; molto più divertente, affascinante e , perchè no, gratificante , sarebbe stato un mini campionato ( tutti contro tutti ) grazie al quale ogni team avrebbe disputato 8 partite ( che sono il doppio di 4 ! ) alla fine del quale le prime 4 avrebbero disputato le semifinali etc….   
     Forse nella scelta sono intervenute anche considerazioni di carattere logistico legate ai tempi , sicuramente dilatati rispetto alla formula adottata, ma che , credo, avrebbero garantito un maggior interesse fra partecipanti e pubblico.
    Comunque come diceva un grandissimo del Milan , Arrigo Sacchi “solo chi non lavora non sbaglia ” !
    Forza Napoli !!! ( e forza Luna Rossa )
    Ciao

 Caro Salvatore,
ho letto con attenzione il tuo appello; penso che hai scritto solo cose giuste,
Un solo appunto, dovevi immediatamente cacciare via, restituendo l’iscrizione a chi quelle 4 partite di m… non se le merita; in questo modo avresti penalizzato anche i suoi compagni di gioco che sono comunque colpevoli di averlo messo in squadra.
Coraggio… nella vita ce ne vuole sempre tanto!!!

PS: La Formula del Torneo è stata pensata e pianificata dall’organizzazione insieme ai 9 Responsabili, il giorno in cui si è votato anche il Tesoriere nella persona dell’amico Enzo Lauro della New Electra Piano. Tutti presenti, Tutti accondiscendenti!

PS: Per due edizioni l’iscrizione è stata bloccata a €800, e addirittura, l’anno scorso si sono giocate ben 32 gare eliminatorie (7 gare per squadra), più le fasi successive.         Il C.O. in quella edizione si è sobbarcato anche la gestione dell’album delle figurine che da una cifra è arrivato a costarne tutt’altra, senza l’aiuto di chi lo aveva promesso (e chiudo qui la polemica con la tipografia che ha avuto molto di più di quanto all’inizio si era preventivato, purtroppo a parole, non lesinando poi attacchi a noi, regalando a gente scorretta, la possibilità di speculare con chiacchiere molto negative…). Tra Campionati di 1°, 2°, 3° Categoria, Giovanili e allenamenti, campi da affittare per gli amatori, i lavori all’impianto, il Concorso Ippico e qualche altra cosa che non mi viene in mente, far giocare le squadre con il giusto tempo di recupero tra una partita e l’altra (senza contare, processioni, eventi straordinari e il meteo, che costringe a rinviare talune gare da recuperare poi nei giusti tempi per evitare antipatiche combines), diventa una vera e propria impresa. I giocatori hanno dai quarant’anni in su e non credo si possano far giocare con pochissimi giorni di recupero.
 

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