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Il Calcio Inglese

immagine-261.jpgarsenal-per-sito.jpg Il calcio inglese è un’altra cosa! Mettiamo subito in chiaro che non è ne più bello ne più brutto del calcio di casa nostra. Il calcio in Italia è meraviglioso, per come riesce a coinvolgere la nostra società in maniera quasi globale. In Inghilterra però si conservano ancora le caratteristiche del gioco, e la cosa affascina come poche cose al mondo. A Londra poi, c’è una tale concentrazione di squadre e campi (stadi) che, a mio modo di vedere, andare lì per un match è assolutamente un “must”. Si, quasi un dovere, ma un dovere piacevole che rimane impresso nella nostra passione per il calcio.
Ad ogni angolo di strada, nella “City”, sembra (almeno a noi “calciofili”) che tutto parli del nostro sport. Non è importante che la tua squadra giochi in Premiership (la “Serie A” italiana), in Championship (come la Serie B nostrana) o nelle leghe minori, perché l’importante è fare gol e gridarlo a squarciagola allo stadio o al pub con gli amici.
Il Queens Park Rangers (fondato addirittura nel 1882) è gestito da due signori del calcio italiano, Antonio Caliendo e Gianni Paladini. Gioca in B ma si porta dietro una grande passione popolare e tutto il fascino del calcio britannico.  La loro casa è “Loftus Road”, uno stadio che si chiama come la strada dove si trova. C’e’ una fermata della metropolitana a due passi (con cartelli evidentissimi che indicano lo stadio). Cominciamo il nostro tour nel calcio che ci piace. Scendiamo a White City (sulla linea rossa, zona sud ovest) e ci incamminiamo(come tutti, perche’ quasi nessuno viene in macchina) verso l’entrata. L’ingresso e’ simile a quello di un teatro. I tifosi entrano in dei varchi (che sono delle porticine), vicini a quello dove entreranno calciatori e dirigenti delle squadre. C’e’ ordine e pulizia(nessuno getta al suolo nulla, c’e’ una multa di 75 sterline!) e tanta gente con la maglia della squadra del cuore.
Noi entriamo in una specie di sala di attesa con tanto di desk-reception. La Signora dell’accoglienza  ci saluta e ci accompagna su per le scale, fino alla sala dei trofei.  Qui ci sono alcuni dei soci sostenitori che bevono al bar e parlano (chiaramente) della partita. Mancano due ore al “kick-off” (il calcio d’inizio) e lo stadio incomincia ad animarsi. Ad accoglierci arrivano Paladino e Caliendo, contenti di poterci mostrare la loro “creatura”. Consumiamo un pasto molto elegante nella sala da pranzo, giusto sotto la tribuna d’onore e poi eccoci seduti a goderci lo spettacolo. Tutto e’ rilassato e c’e’ aria di festa. Non si urla contro gli avversari, e di certo non si offende nessuno.
wembley.jpg In giro si vedono intere famiglie e tifosi delle due squadre che chiacchierano tranquillamente. Durante la partita (che il QPR vincerà 3-2) succede tutto quello che (di buono) in una partita deve succedere. Dal 2-0 per i padroni di casa si va al clamoroso 2-2 e poi a 4 minuti dalla fine, la rete di uno dei titolari che e’ entrato solo a 15 minuti dalla fine (l’ impegno sulla carta era semplice…). Il gioco e’ duro ma mai cattivo. L’arbitro regolamenta il gioco e non deve mai fare da paciere, o peggio ancora da giudice inflessibile.
La conclusione e’ festosa per entrambe le tifoserie che applaudono e ringraziano i giocatori che non si sono risparmiati. Per noi c’e un nuovo passaggio in sala “da pranzo” e poi giù negli spogliatoi per le interviste.
Il nostro viaggio prosegue, eccoci al secondo giorno: andiamo dai “grandi”, facciamo visita al Chelsea e l’Arsenal. Il club che fu di Mr.Vialli e  Sir Zola, e’ poco distante dalla zona del QPR; un cambio di linea della metro (si passa alla verde, conosciuta come District) e si scende a Fulham Broadway (anche qui un grande cartello indica lo stadio di Stamford Bridge). Giusto fuori la stazione (dove c’e’ un mare di negozi e centri commerciali), sulla sinistra dell’uscita si intravede lo stemma dei “Blues”. Abramovich ha tirato su un complesso imponente con tanto di Stadio, Hotel, Brasserie, Bar, Spa, Parcheggio ed altro, ad uso e consumo degli appassionati del Chelsea. Tutto quanto si vede e’ maestoso e organizzatissimo. L’accoglienza però è decisamente freddino, tanto che dopo 4 tentativi non riusciamo a parlare di persona(perchè di numeri di telefono ne abbiamo più di uno…) con nessuno che conta.
Le regole qui le rispettano, e così dobbiamo accettare che ci vogliono 2 settimane di preavviso per interviste ed altro sulla squadra. Non ci rimane che fare il Tour che ad onor del vero e’ bellissimo, e costa 14 sterline, per un ora di full-immersion nel mondo dei campioni della Premier League.
Nella stessa giornata, ci rimettiamo in treno (in verità siamo nella metropolitana) e ci avviamo alla zona nord-est di Londra, direzione Arsenal. Qui arrivarci e’ semplice, la metro si chiama proprio così: Arsenal!
Da un lato della strada(praticamente in mezzo alle case del quartiere omonimo), c’e’ il vecchio (ed in fase di abbattimento) Highbury (“che nostalgia vedere un simile pezzo di storia che, da qui a tre anni, diventerà una zona residenziale!”), mentre dall’altro(nel giro di 5-600 metri) si innalza il maestoso Emirates Stadium.
Anche in questo caso entriamo in una bellissima (e lussuosa) hall. Chiediamo dell’ufficio stampa all’impiegato di turno e soprattutto gli chiediamo di vedere lo Stadio. Ci ritoviamo una serie di contatti telefonici ma riceviamo un secco no per la visita all’impianto. Prima di ottobre non si fanno tour dell’Emirates Stadium, e’ stato inaugurato da poco e la pianificazione del giro turistico(che qui dura un intera ora e costa più o meno 15 sterline) e’ ancora da concludere.
Rimane la grande emozione per il vecchio Highbury e la voglia di vedere da dentro il nuovissimo impianto dove Henry e soci tenteranno di vincere la “Premier” di quest’anno.
Su e giù per la città (con la metro ci si stanca lo stesso, perchè le linee e le stazioni sono tante) se ne va un’altra giornata (la serata è facoltativamente da dividere nei grandi e “tanti” Pub sparsi ovunque…).
Altro giorno, altro club: questa volta andiamo al Tottenham.  Anche in questo caso siamo a nord-est, linea azzurra (Victoria line), fermata della metro che si chiama Seven Sisters (come a dire 7 sorelle). La squadra chiaramente non c’e’ (si allenano poco fuori città, in centri privati, come quasi tutte le squadre) ma ad aspettarci c’e’ uno dei ragazzi dell’ufficio stampa che e’ per metà italiano(Peter Secchi, ndr.).
Prima di tutto ci invita alla partita di sabato (Tottenham-Everton) e ci mette a disposizione tutte le informazioni che ci servono (e che servirebbero ad ogni appassionato di calcio).
All’appello a questo punto mancano il Fulham di Al Fayed, una squadra che negli ultimi anni si e’ conquistata un posto fisso nella Premier League (e che lavora in maniera impeccabile anche dal punto di vista del marketing, basti pensare che molto del merchandising è marchio Harrods), ed il West Ham che qualche anno fa annoverava tra le sue file, un certo Paolo Di Canio.  E’ venerdì, la nostra meta sono i bianchi di Al Fayed, il Fulham.  Fermata della metro Putney Bridge (linea verde District) e una bella passeggiata attraverso il Bishop Park (un parco elegante e pulitissimo) prima di arrivare allo stadio. A parte i campi di allenamento che sono fuori città, qui c’e’ davvero tutto: il Bar, lo Shop, i Pub consigliati dal Club e chiaramente le varie biglietterie. L’ambiente è in stile Harrods (come il proprietario, ndr.) e l’accoglienza molto buona. Il Capo Ufficio Stampa, Carmelo Missud, dopo un giro veloce della struttura, ci invita alla partita contro lo Sheffield Utd.(che dobbiamo declinare perchè siamo già ospiti del Tottenham). La sensazione è di un club in forte crescita. Ma eccoci al sabato, giorno cruciale per gli inglesi amanti del football.
La mattinata la passiamo al West Ham. Si va ancora a nord-est di Londra, linea verde (District), fermata Upton Park. Il quartiere è decisamente popolare e si mescolano molte etnie.
Lo Stadio che si chiama proprio Upton Park, ed è giusto a 5 minuti a piedi dalla stazione. Stamattina non siamo fortunati, la squadra è in trasferta e l’impianto che comprende tra l’altro lo stadio ed un bellissimo hotel, è occupato per una cerimonia nuziale(!?). Sarà per la prossima volta! In ogni caso, dallo shop ufficiale si accede al museo degli “Hammers”. Lo spazio è ben distribuito ed essenziale. Ci sono le foto di un secolo di calcio, i trofei e gli articoli dei giornali ed i cappellini che segnano le presenze in nazionale dei calciatori inglesi (i cosiddetti caps). C’è anche un pezzettino d’Italia che fa bella mostra grazie a Paolo di Canio, eroe di qualche stagione fa.
Nel frattempo la pioggia ci lascia la possibilità di uscire, il nostro prossimo “stadio” è la partita del Tottenham contro l’Everton. C’è da cambiare due linee della metro e arrivare fino alla fermata “Seven Sisters”, linea azzurra, lato nord-est della città. All’uscita della stazione ci si immette su di uno stradone fatto di ogni tipo di negozi e un bel po’ di fermate del bus. Procedendo verso sinistra (ma anche in questo caso, alla stazione e poco fuori ci sono le segnalazioni per lo stadio White Hart Lane) non si può sbagliare, ed in meno di 15 minuti a piedi (o una manciata di minuti in autobus) si arriva nella “casa” degli “Spurs”. Lo stadio è disegnato per la comodità ed il divertimento di 36.000 tifosi, tutti comodamente seduti e vicini al campo di gioco.
In Inghilterra non ci sono le barriere che ancora esistono in Italia, e lo spirito di chi va alla partita è assolutamente sereno. Grazie all’amicizia con Peter Secchi (Ufficio stampa della squadra), anche se in ritardo con la richiesta ufficiale, ci accomodiamo giusto dietro le poltrone dei giocatori (in molti campi inglesi, non ci sono le panchine come da noi) e assistiamo allo spettacolo. Ci sono delle vecchie conoscenze del calcio italiano: Davids e Robbie Keane per i bianchi londinesi e Tim Cahill, l’australiano che sfidò gli azzurri di Lippi in Germania, dalla parte dell’Everton.
Il match è vibrante e divertente. Mai pause o perdite di tempo. Alla fine, seppur in 10 contro 11, gli ospiti vincono 2-0 (classico risultato all’inglese!) e tutti se ne vanno tranquilli a casa o al pub a festeggiare(o dimenticare) con una bella birra.
A noi rimane solo la notte londinese e poi diremo arrivederci al calcio inglese.
Qui nella City, il calcio è un gioco bellissimo e la cosa fantastica è che è divertente e sicuro!
Presto ci torniamo!

Salvatore Siviero