per chi ha qualcosa da dire…
Il popolare mensile di calcio nazionale e internazione di Milano, diretto da Fabrizio Ponciroli pubblica questo mese una nostra intervista a Gennaro Ruotolo, allenatore del Livorno. Ecco il testo della “chiacchierata” che si conclude con il desiderio del “Mister” di portare a casa anche l’Over 40 insieme agli amici di Positano…
All’indomani della vittoriosa finale play-off sul Brescia, il più importante quotidiano sportivo italiano definiva così il tecnico del Livorno, Gennaro Ruotolo: Anima, ordine, fiducia, concretezza; così si va in A!
Calcio 2000 lo ha incontrato a Sorrento, dove con tutta la famiglia ha trascorso due settimane a base di amici e relax. La festa a Livorno non è ancora finita quando “Mister” Gennaro ci accoglie per un caffè insieme a Diodato Scala, direttore generale del Sorrento Calcio (fresco vincitore della Coppa Italia di Lega Pro, ndr) , ma soprattutto amico di vecchia data e ora anche un po’ tifoso del Livorno. Il sorriso è una delle caratteristiche di questo “ragazzino” di quarantadue anni che alla prima esperienza in panchina ha fatto letteralmente saltare il banco delle pretendenti alla serie A. Il presidente Spinelli con il quale ha condiviso ben 15 anni di calcio tra Genova e Livorno, subito dopo la finale dichiara alla stampa che Ruotolo è riuscito a dare alla squadra quello che mancava. Della festa che è esplosa in città, il tecnico originario di Santa Maria a Vico è un eroe silenzioso. Figlio di una calcio “faticato” metro dopo metro su tutti i campi più importanti e contro i più grandi, da Maradona in giù, per lui il “gioco del pallone” è una cosa semplice:
“Sai che c’è”, ci dice guardando l’amico Scala e sorridendo, “il calcio è una cosa semplicissima. Non si inventa niente di eccezionale. Tante volte capita di dover mettere a posto quello che tutti meno pensano. Quando il presidente mi ha chiesto di guidare la squadra, proprio alla vigilia dei play-off, voleva che io mettessi a disposizione del gruppo qualcosa che forse si era smarrita. Penso sia la fiducia che alcuni bravissimi calciatori dovevano avere in loro stessi. Insieme a Mister Acori, che ringrazio per la splendida esperienza dalla quale porto a casa tantissimo, ho acquisito la consapevolezza di far parte di un gruppo fortissimo. Non è un caso che il Livorno ad un certo punto della stagione fosse in testa. Solo che il calcio per quanto semplice e anche un gioco stranissimo. Succede che vinci in trasferta e non sei capace di farlo a casa tua, davanti a migliaia e migliaia di tifosi meravigliosi. Capita che gente capace di fare la differenza, così, di punto in bianco non riesce a farla più. Sono nel calcio da più di vent’anni, ho vissuto centinaia di partite e so bene quello che passa per la testa di un calciatore. Chissà forse è a questo che si riferiva il presidente. Io davvero non lo so. Quello che so è che ho passato un periodo fantastico, e ora sto imparando a fare l’allenatore.”
Da giocatore, cioè poco più di un anno fa, eri un centrocampista difensivo tutto cuore e grinta. Oggi sei l’allenatore che ha battuto il Brescia di Cavasin, ridando a Livorno la mssima categoria del calcio italiano. Ma quando nasce nella testa di un calciatore l’idea di allenare?
Diciamo subito che un calciatore che sta bene e ha voglia di giocare, difficilmente pensa a sedersi in panchina per allenare. Quando ami giocare, giocheresti per sempre. Poi però passano gli anni e ti accorgi che la tua carriera di calciatore prima o poi finirà. A me è successo negli ultimi anni, cioè praticamente due o tre anni fa. Sentivo che stavo cominciando a smettere e mi appassionavo sempre più agli esercizi in allenamento, al modo di proporli e quindi anche al modo di modificarli. Poi l’anno scorso alla fine del campionato che ho diviso tra Sorrento (Lega Pro) e Massa Lubrense (Napoli - Promozione) sono stato a Coverciano, e da lì è cominciato tutto. Spinelli mi ha chiamato e ora, dopo 10 mesi eccomi qui a parlare con voi…”
Tempo fa ci hai dato una tua definizione del calcio. Il “tuo calcio”, visto anche attraverso gli occhi dei grandi allenatori che hai avuto in carriera.
Si, mi ricordo. Il calcio è qualcosa che ho sempre fatto e mi piace fare. Per me che vengo da un paesino piccolissimo vicino Caserta (Santa Maria a Vico, ndr.), è stato, ed è una palestra di vita, mi insegna a vivere giorno per giorno.
Se poi mi chiedi una definizione, ti dico che il calcio è giocare con i miei amici al pallone. Sugli allenatori, come faccio a non cominciare da Mister Franco Scoglio.
Il primo nome non può non essere lui. Mi ha insegnato a stare in campo. Da “mediano di rottura”, io marcavo la mezzapunta avversaria, e lui mi ha spiegato tutto su movimenti, tagli, diagonali etc.
Poi c’è Bagnoli, che era molto diverso da Scoglio; forse più concreto. Con lui ho vissuto esperienze indimenticabili come la Semifinale di Coppa Uefa (Liverpool – Genoa 1-2, Anfield Road, 18/03/92, ndr.)
Poi ti dico Salvemini, Cagni, Mazzone, Canè, Colomba e Donadoni, ma ne avrei anche altri, perché da tanti tecnici ho appreso qualcosa che mi è stato utile nella mia carriera e nella mia vita.
I tecnici di oggi?
Mi piacciono Spalletti e Prandelli che sono molto bravi a gestire lo spogliatoio. Controllare il gruppo è un’arma determinante per la costruzione delle vittorie; non è un caso che loro hanno avuto successo.
E oggi, alla luce dell’esperienza e la serie A acquista sul campo, come interpreterai “il gioco del pallone”, dalla panchina?
Prima di tutto rimango con i piedi per terra. Sono in vacanza e in scadenza di contratto. Non sono mai stato uno che si fa illusioni. Sono abituato a correre e continuerò a farlo. Ho vissuto una “cosa” fantastica ma ore sono qui in vacanza e mi godo la famiglia e gli amici. Voglio fare l’allenatore e ho voglia di continuare a imparare. Come ti ho detto non ho inventato nulla. Quello che so è che ho passato praticamente tutta la mia vita a giocare a pallone e sento si sapere come si vive lo spogliatoio. Ci sono momenti che la squadra deve vivere in modo particolare. Quando ti accorgi che la situazione sta cambiando in peggio ti devi fermare un attimo e analizzare quello che non avresti mai voluto affrontare. Io la chiamo valutare giustamente l’importanza del momento.
Questo momento, per certi versi è il tuo momento. A giudicare da come squilla il telefonino vivi un’autentica ondata di popolarità. Come valuta e come vive “Mister” Gennaro Ruotolo questi giorni?
Beh prima di tutto ti dico che sono rilassato e mi godo le vacanze. Dopo la partita ho salutato Spinelli come sempre da tanti anni ed eccomi con la mia famiglia. Se arriva la chiamata io sono pronto e metterò sul piatto della bilancia qualcosa di decisamente più pesante di quello che avevo mesi fa. Poi, siccome Peppe Russo e i miei amici di Positano mi aspettano in campo, mi preparo a giocare (e vincere) con loro il Torneo Over 40 Intercomunale di Sant’Agnello…
Salvatore Siviero
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