Il 1968 è stato decisamente un anno particolare, per via di grandi movimenti di massa socialmente disomogenei (operai, studenti e gruppi etnici minoritari) e formati per aggregazione spesso spontanea, che attraversarono quasi tutti i paesi del mondo con la loro carica contestativa e sembrarono far vacillare governi e sistemi politici in nome di una trasformazione radicale della società. La portata della partecipazione popolare e la sua notorietà, oltre allo svolgersi degli eventi in un tempo relativamente concentrato ed intenso, contribuirono ad identificare col nome dell’anno il movimento, il “sessantotto” appunto.
La storia racconta che il ”sessantotto” è stato un movimento sociale e politico ancora oggi controverso: molti sostengono che sia stato il movimento che ci ha portato ad un mondo “utopicamente” migliore e molti altri sostengono invece il contrario ovvero che sia stato un movimento che ha spaccato e distrutto la moralità e la stabilità politica mondiale.

La presenza di giovani operai a fianco degli studenti fu la caratteristica base anche in Italia, riconosciuto come il più intenso e ampio tra tutti quelli dell’Europa occidentale assieme a quello francese. Da noi, la contestazione fu il risultato di un malessere sociale profondo, accumulato negli anni ‘60, dovuto al fatto che lo sviluppo economico (il cosiddetto boom economico) e della borghesia, non era stato accompagnato da un adeguato aumento del livello sociale ed economico delle classi più basse.
L’esplosione degli scioperi degli operai in fabbrica si saldò con il movimento degli studenti che contestavano i contenuti arretrati e parziali dell’istruzione e rivendicavano l’estensione del diritto allo studio anche ai giovani di condizione economica disagiata, i prodromi di quello che diverrà il sessantotto inizieranno a palesarsi nel 1966. La contestazione fu attuata con forme di protesta fino ad allora sconosciute: vennero occupate scuole e università e vennero organizzate manifestazioni che in molti casi portarono scontri con la polizia. Il 24 gennaio 1966 Trento avvenne la prima occupazione di una università italiana ad opera degli studenti della facoltà di Sociologia. L’occupazione sarà ripetuta lo stesso anno in ottobre, protestando contro il piano di studi e lo statuto, che entrambi erano in fase di elaborazione e proponendone stesure alternative. Questa occupazione si concluse per via dell’alluvione del 1966, che interessò gran parte dell’Italia settentrionale e centrale. Molti studenti si mossero come volontari per portare aiuto nelle aree più colpite, e questo primo movimento ed incontro spontaneo di giovani, provenienti da tutta Italia, contribuì a far sorgere in molti di essi lo spirito di appartenenza ad una classe studentesca prima sconosciuto.
La scintilla iniziale fu determinata da due situazioni di disagio per gli studenti universitari della Università Cattolica di Milano e della facoltà di Architettura di Torino. Nel primo caso l’università decise di raddoppiare le tasse universitarie mentre a Torino venne deciso il trasferimento alla Mandria, una sede periferica molto disagiata. Il 15 novembre 1967 entrambe le università vennero occupate e subito sgombrate dalla Polizia. I leader iniziali erano Capanna e Pero in Cattolica e Bobbio con Viale a Torino.
Dopo tre giorni 30.000 studenti sfilavano per Milano fino all’arcivescovado e la rivolta si allargò a macchia d’olio. L’atteggiamento repressivo della polizia, sempre presente il “famoso” battaglione Padova della Celere, che intervenne sugli studenti come se fossero dei ragazzini viziati, finì con il costituire il propellente per la diffusione della protesta.
Nel maggio del ‘68 tutte le università, esclusa la Bocconi, erano occupate…