leggere-1.jpgleggere.jpgA Mantova fino al 7 settembre c’è Festivaletteratura 2008. La Gazzetta di Mantova scrive che la lotta alla banalità dei tempi si può condurre sfogliando un libro, incontrando chi l’ha scritto e potergli chiedere, sorseggiando con lui un caffè, perché ha usato quella parola o quell’immagine e non altre; quelle che avremmo scritto noi. E sentirsi, di ritorno, raccontare le storie dei mondi da cui provengono, quasi sempre intrise di violenze e drammi, spesso fantastiche, sempre originali. E’ proprio vero. Così conosciamo donne e uomini attraverso le loro storie, attraverso la loro penna. Loro si sono messi in gioco, sottoponendosi al giudizio della gente esprimendo quello che letteralmente “hanno in testa”. Secondo gli amici di Mantova (e anche secondo noi…),  la letteratura riesce a far volare gli infiniti mondi, che a torto pensiamo altrove, fino a noi, nella piccola realtà di provincia. Il Festivaletteratura è la risposta semplice e geniale alla cultura unica, al conformismo, alla rassegnazione per il mondo che va così e non come dovrebbe. Ha offerto un riparo, ha tolto la disabitudine a scavare sotto la superficie delle cose, ha dato e dà l’energia per intraprendere un viaggio della mente.
Lo stare fermi non s’addice al Festival. Pochi passi, tra le mura, le vie e le piazze antiche, e si aprono i mondi dell’Est, dell’Asia lontana, del Sudamerica, dell’Africa più vitale.
Non ci sono a Mantova effimeri tornaconti o piaceri passeggeri. Lo vedi dai giovani volontari che per alcuni giorni s’affannano a far sentire tutti a casa propria, generosi e disponibili. Possibile realizzare una cosa simile a Sant’Agnello? Secondo noi si!

Salvatore Siviero