_fra0052.jpgLo abbiamo intervistato in esclusiva per i lettori di Calcio2000 e per i nostri amici di www.salvatoresiviero.com. Lui è la mente del nuovo Napoli, la squadra capace di far sognare milioni di tifosi in tutto il mondo. Alla vigilia del ritorno della Coppa Intertoto, in programma a Napoli sabato prossimo, pubblichiamo la chiacchierata fatta con l’uomo che “dirige” la società del presidente De Laurentiis: il Direttore Pierpaolo Marino…

Pier Paolo Marino è tra i dirigenti più in vista del nuovo calcio italiano. La sua carriera inizia all’Avellino. Giovane manager con trascorsi da arbitro, giornalista, commentatore oltre che portiere, si mette in mostra guadagnando la stima di Italo Allodi che lo chiama al Napoli. Sono i tempi d’oro della società partenopea e lui vince uno Scudetto ed una Coppa Italia nel 1986/87 prima di passare alla Roma di Dino Viola. Da quegli anni ad oggi, Marino ha fatto un bel po’ di strada, guadagnandosi la stima del mondo del calcio che conta. Di lui, il presidente del Brescia Corioni, società dalla quale il direttore acquista Hamsik, dice: “ Ma sì, voi avete la fortuna di avere un direttore generale come Pierpaolo Marino che e’ il più grande intenditore di calcio tra quelli che svolgono il suo lavoro. Gli intenditori sono quelli che sanno capire se un giocatore che e’ in C puo’ giocare nel Real Madrid. Tutto il mondo, dai giornalisti che devono scrivere anche se non capiscono tanto fino agli addetti ai lavori, deve saper comprendere il valore di un calciatore. Questo compito deve essere svolto soprattutto da chi dirige una societa’ di calcio. Anche chi gioca in B, ad esempio nel Crotone, deve essere valutato e bisogna capire se puo’ fare un salto che lo porta in un club come il Real Madrid. Sono pochi i veri intenditori di calcio e Pierpaolo Marino e’ uno di questi. Avere un personaggio del genere e’ una vera fortuna per una società. Hamsik lo ha pagato troppo poco e mi risulta che stanno rifiutando 20 milioni di euro; in sei mesi e’ un bel balzo in avanti”. Lui, con la flemma che lo contraddistingue si limita a rispondere che il suo lavoro è un po’ come far attecchire un prato dove in futuro inserire rose e tulipani. La frase è del dopo Napoli – Udinese del campionato di serie A appena concluso. Molto più recente è l’intervista esclusiva che concede a Calcio2000, proprio alla vigilia della prima campagna europea del Napoli che ritorna dopo anni difficili, alla ribalta internazionale.

Direttore, scorrendo la classifica di serie A, dopo le grandi, inizia a fare capolino il Napoli. Ci spiega questa nuova-vecchia realtà della storia del calcio italiano in poche parole?
Il Napoli è una rapida ricostruzione tra tante difficoltà. Una squadra che dopo aver stupito, ora vuole addirittura migliorarsi. Un gruppo di ragazzi che dopo aver giocato in serie C, ora si sta divertendo con le migliori squadre in circolazione.
In Italia, da sempre si parla tanto di calcio. Che cosa rappresenta per lei, da dirigente di una delle squadre con più seguito?
Il calcio è uno dei fattori trainanti del paese. Un gioco estremamente serio. Qualcosa che dalle parti del Vesuvio significa veramente tanto. E pensate che Napoli città, rappresenta una realtà a parte; una realtà bella e impossibile.
L’estate è il tempo del calcio mercato più intenso. A lei, come al solito, si accostano diverse contrattazioni. Le riconosciamo, tra gli altri acquisti, l’ingaggio del talento Maggio. Se però le chiedessimo chi è il miglior giocatore in circolazione?
Risponderei il croato Modric. Ha fatto impazzire Ballack e la Germania a Euro 2008. Vi basta come prova? E in più, a voi voglio raccontare di quando 3 anni fa, con il Napoli ancora in serie C andai in Croazia per visionare Niko Kranjkar, in un match della Dinamo Zagabria. A fine gara però chiesi informazioni sul giovanissimo Luka Modric, perché avevo intenzione di parcheggiarlo fino a che il Napoli fosse tornato in serie A. La mia offerta era abbastanza lontana dalla richiesta del suo manager e lasciai perdere. Oggi, quello stesso calciatore è stato acquistato dal Totthenam per € 28.000.000. Per me è il maggior talento che c’è in giro.
Inevitabilmente l’operato dei calciatori e quindi il lavoro dei dirigenti ha a che fare con gli arbitri. Lei è tra quelli che non ama commentarne l’operato. Alla fine del primo campionato dei serie A del Napoli, le va di parlare di questa tanto discussa categoria?
Con molta serenità, come è giusto che sia. Trovo molto migliorati gli arbitri italiani. Di questo devo dare atto a Gussoni e Collina. Nonostante siano sempre sotto il fuoco incrociato della critica, sono riuscito a far crescere un bel gruppo di giovani fischietti. Chissà che non sia arrivata l’ora di dar loro una mano con qualche tecnologia stile football americano. Una moviola, qualche segnalatore sulla linea di porta e qualche altro sistema potrebbero ulteriormente abbellire il gioco del calcio.
Capitolo allenatori. Ne ha visti tanti nella sua carriera. Qualche nome che le viene subito alla mente?
Per primo metto Edy Reja. Un professionista ed un uomo serissimo. Ci troviamo benissimo da anni, e i risultati del Napoli, nonostante le tantissime difficoltà di iniziare dalla serie C, ne sono una prova inconfutabile. Cito Mazzarri e Marino perchè mi piacciono tantissimo. Sono giovani e non hanno paura a mettere in campo le loro idee. Discorso a parte per Spalletti, che ormai ha dimostrato il suo valore. La Roma gli deve tantissimo.
Parlando di allenatori, i nomi di Capello e Mourinho vengono sempre fuori.
Beh, si, sono dei numeri uno in assoluto. Capello è semplicemente l’uomo giusto al posto giusto. Allenare l’Inghilterra è un lavoro difficilissimo, ma lui ha dalla sua talento e carisma a sufficienza. Farà benissimo.
Mourinho è uno di quegli allenatori che mi incuriosisce di più. Aspetto di vedere come si comporterà. Raccoglie un’eredità pesantissima. Si, perché Mancini ha fatto davvero cose importanti. Vorrei che la gente non dimenticasse tutte le vittorie che ha regalato all’Inter. Mi dispiace che sia andato via, ma a questo punto aspetto il nuovo corso di un allenatore che se pur giovanissimo, ha già alle spalle una carriera difficile da imitare. Dovrà metterla a frutto e forse anche superarsi, perché Mancini è stato grande.
Mancini e l’Inter sono stati grandissimi, ma anche il suo Napoli, all’esordio tra i grandi, di certo non è stato da meno. Ora comincia l’Intertoto. Come lo affrontano gli azzurri?
Come meglio non si può (il direttore sorride, ndr.). I tifosi del Napoli possono stare tranquilli. Non abbiamo intenzione di andare a giocare una qualche partita amichevole. Vogliamo arrivare in Coppa UEFA. Abbiamo in testa di compiere un’impresa clamorosa. Come vi dicevo, dopo aver stupito, vogliamo migliorarci.

Salvatore Siviero