per chi ha qualcosa da dire…
Complimenti a chi è andato oltre il titolo! Doveroso è spiegare subito che il riflesso condizionato è la risposta che il soggetto dà alla presentazione di uno stimolo condizionato. E siccome su www.salvatoresiviero.com, non va bene nascondere le cose, chiariamo subito che questo articolo è diretto a quelli che riteniamo poco utili alla società , ma che per forza di cose (nella società ) ci sono pur facendo solo il loro tornaconto (cioè danni). Queste persone, rispondono solo allo stimolo del comando e se anche viene data loro la possibilità di pensare e poi , magari, agire, non dimostrano capacità e volontà (vera) di farlo.
Il concetto di riflesso condizionato venne introdotto dallo scienziato russo Ivan Pavlov (premio Nobel per Medicina e Fisiologia 1904) agli inizi del Novecento, nell’ambito degli studi sul comportamento. In effetti, è una reazione prodotta nell’animale in cattività da un elemento esterno, che l’animale si abitua ad associare ad un preciso stimolo (presentato subito dopo durante la fase di condizionamento; subito prima una volta effettuato il condizionamento). Il primo agente diventa perciò lo stimolo chiave, ciò che attiva il riflesso condizionato. L’esperimento classico di Pavlov si propone la dimostrazione del riflesso condizionato. Attraverso il famoso esempio del cane, lo scienziato ha voluto dimostrare che uno stimolo è in grado di provocare il verificarsi di un determinato evento (risposta). Il perchè è semplice. Gli organismi (animali ed umani) imparano ad associare uno stimolo con un altro. Centrali per il condizionamento classico sono i riflessi, ovvero risposte non apprese, come la salivazione, la contrazione pupillare, la chiusura degli occhi.
Un pò come l’indigeno delle parti della Penisola Sorrentina che riceve l’osso, cioè il classico contentino dal padrone di turno, dando in cambio un silenzio costante e la soppressione di qualsiasi velleità sociale e quindi la dignità . Questo potrebbe essere uno dei tanti perchè di una terra ferma alla sua condizione di bella che si crede bella e non fa nulla per crescere veramente…
Salvatore Siviero
Questo Blog è realizzato per tutti quelli che hanno il coraggio di pensare e poi fare. Siamo certi che per ogni cosa esistano più verità, noi proviamo a mettere giù la nostra...
Luigi81
Giugno 27th, 2008 alle 4:27 pm
Ottimo intervento Salvatore!
perché non parlare degli ARRIVISTI?!
Così per par condicio e parità …
La persona determinata sa bene cosa vuole dalla vita. Ha stabilito degli obiettivi e delle priorità . E’ pronta a sacrificarsi per raggiungerli. Sa bene che dovrà contare soprattutto sulle sue forze e sulle sue capacità e che non dovrà mai accontentarsi. Ha imparato a non dare nulla per scontato, considera ogni traguardo un inizio.
La persona determinata non si arrende mai di fronte alla prima difficoltà . Non si interstardisce cercando di non cadere: la persona determinata corre, marcia verso le mete che ha stabilito di raggiungere. Si muove con passo ora felino e disinvolto, ora grossolano ed impacciato. Ma non rinuncia a camminare e, se cade, si rialza prontamente e si rimette a correre.
L’arrivista probabilmente condivide con il determinato molte di queste caratteristiche.
Anche l’arrivista è motivato. Anche l’arrivista focalizza il suo obiettivo e cerca di perseguirlo. Anche l’arrivista non si arrende davanti alle difficoltà e, anzi, cerca di trasformare ogni problema in una opportunità .
Ma allora in cosa sono diversi l’arrivista e il determinato? Semplice. Semplicissimo. La differenza è fatta dai valori in cui essi credono.
Il determinato sa bene che il successo non si raggiunge disprezzando il prossimo e tentando di “fargli le scarpe”. Il determinato non trascura il rispetto per le persone con le quali si relaziona, anzi, lo considera una conditio sine qua non per raggiungere le sue mete. Sa bene quanto sia importante il rispetto delle persone che lo circondano e quanto questo sia difficile da guadagnare. Il determinato rispetta le regole del gioco, pur non rinunciando alla sua voglia di vincere.
L’arrivista guarda l’obiettivo e cerca di raggiungerlo. Non gli interessa il rispetto degli altri e per gli altri, soprattutto per lui gli altri non sono degni di rispetto. Sono un intralcio, un ostacolo ulteriore verso la meta che si è prefissa. Sono birilli da saltare e, se possibile, da abbattere.
L’arrivista si interessa del prossimo solo quando sospetta che questi possa giovargli. E’ allora che gli si avvicina, gli sorride, si interessa a lui, cerca subdolamente di entrare nelle sue grazie. Raggiunto lo scopo, il malcapitato torna ad essere un birillo da abbattere o saltare, torna a far parte della massa informe di individui che per l’arrivista non hanno alcun valore.
Ma la strategia dell’arrivista può pagare solo nel breve periodo, perchè nel lungo periodo chi lo circonda si accorge del suo cinismo. Prima lo scruta con sospetto, poi mette da parte ogni dubbio sull’individuo che ha di fronte.
E allora l’informe plebaglia si incazza e reagisce! Fa terra bruciata attorno all’arrivista. Da questo momento in poi le sue mosse