per chi ha qualcosa da dire…
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Sono giorni difficili per l’Orlando calmo. Mettere su una squadra non è mai facile e ancor di più lo è per lui che deve fondere insieme il nuovo, il vecchio e l’usato. La soluzione potrebbe arrivare da molto lontano, dalla lontana Colombia. Stoppiamo subito i soliti mal pensanti. Si tratta di una donna, una bella e conturbante cantante: Shakira. A quanto sembra tanti “pezzi grossi” della politica le danno ascolto. A quanto si dice in giro oltre a cantare che i suoi fianchi non mentono (una delle sue “hit” è «Hips don’t lie», i miei fianchi non mentono), anche lei sembra non menta, e in più dice qualcosa di utile alle campagne politiche. Ecco i suoi numeri: 18 milioni di dischi, 38 milioni di dollari incassati nel 2007. Shakira gira. E telefona. Conference call con i potenti di mezzo mondo e il bello è che sono loro a chiamare. Fa 40 mila miglia al mese in aereo, tra un concerto, una missione Unicef e un incontro con lo scrittore Gabriel García Márquez, suo grande amico («è una ragazza in gamba» dice di lei) nonché partner nell’associazione benefica Ali. Shakira non è Bob Geldof. La 31enne cantante colombiana, casa a Miami, è star da 40 interviste al giorno: lo scrive l’inglese The Independent che dedica due pagine alla regina del pop. Titolo: «Politici in crisi? Chiamate Shakira ». Il riferimento è al premier britannico, che i sondaggi danno in caduta libera. «Con il partito in rivolta, la notte scorsa Gordon Brown ha trovato il tempo per la diplomazia telefonica con Shakira».
Come biasimarlo? Non pensate alla «persuasione morale» dei suoi fianchi. Certo c’è la Shakira sexy, quella che ha appena strappato a una ditta asiatica un milione di dollari per gli spot dei televisori. Ma l’improbabile accostamento tra Shakira e gli schermi ultrapiatti colpisce meno del triangolo telefonico dell’altra sera: la diva di “Beautiful liar” che non duetta con Beyoncé ma discorre con l’algido Gordon e il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, sui problemi dell’educazione mondiale. L’obiettivo dello strano trio è convincere i governi a scucire denaro per dare un’educazione decente a 300 milioni di bambini che non vanno a scuola. Brava ragazza, continua così!
Shakira come Bono. Si, ma Shakira gira. L’altro giorno era aWashington D.C., con parlamentari e studenti, per dare una spinta al provvedimento bipartisan denominato Education for All Act che si appella al presidente Bush affinché si spenda (e spenda) in favore del progetto mondiale «una scuola per tutti». I politici la prendono sul serio. Quando va in Cile, la presidente Bachelet la invita a colazione perché è l’anima della Fondazione Pies Descalzos, piedi scalzi, che dal 1997 raccoglie fondi per i bambini poveri in Colombia. Rispetto alla quasi coetanea Angelina Jolie, ambasciatrice Unhcr dal 2001, la cantante colombiana ha meno legami familiari e più tempo libero. Qualche mese fa a New York, prima di incontrare il sindaco Bloomberg per un’iniziativa umanitaria, giurò di non avere tempo per il matrimonio. Avvocato e bellaccione, Antonio de la Rúa è con lei dal 2000. E’ figlio dell’ex presidente argentino spazzato via nel 2001 dalla rivolta popolare «delle pentole». Una relazione che la stampa rosa colombiana descrive eternamente in bilico: «Lui sfrutta il nome di Shakira ». Sfortunata in amore? Sarà. Ma i fianchi non mentono. E neppure le sue frequentazioni telefoniche. Gian Michele prendi nota…
Salvatore Siviero
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