cata.jpgQuesto Napoli non può pensare all’Europa. In trasferta si conferma disastroso, prendendo gol come una squadra di amatori con poca voglia di giocare. I mille tifosi che hanno seguito la squadra in Sicilia meritano tutt’altro impegno: loro si che sono da  Coppa UEFA. Reja e i suoi giocatori, con una così incredibile discontinuità, fatta di vittorie esaltanti in casa e sconfitte roboanti in trasferta, più di una tranquilla salvezza non possono sperare. Al Massimino, in un bel pomeriggio di primavera, battono 20.000 cuori per la sfida del sole e del mare. Napoli e Catania però hanno motivazioni troppo diverse. Walter Zenga, l’Uomo Ragno dell’Inter dei record di Trapattoni, esordisce da tecnico in serie A, contro gli azzurri che tante volte ha affrontato quando era calciatore, e si opponeva a Maradona e Careca.
In pochi giorni non può aver cambiato una squadra che lotta per la salvezza, ma di certo i suoi entrano in campo con il piglio giusto. Colucci, sorprende Gianello e i suoi difensori con una perfida punizione rasoterra, sull’out destro dopo soli 4’. Passa poco e il napoletano Sardo si beffa di Savini, mettendo in  mezzo un pallone che Cannavaro lascia passare, regalando a Spinesi una possibilità irripetibile, almeno quando si gioca in massima serie. Il Napoli sembra con la testa ancora negli spogliatoi: dopo 16 minuti, il risultato è già 2-0 per gli etnei. Reja, che ha dato fiducia ad uno spento Sosa in attacco, nel solito 3-5-2, rimescola le carte piazzando Hamsik dietro i due attaccanti argentini in un insolito 4-3-1-2. Le disattenzioni in difesa proseguono senza ulteriori danni, ma almeno in attacco qualcosa si comincia a vedere. Lo stesso giovane slovacco e due volte Sosa provano a cercare la porta di Polito, ma non producono nulla che valga un punto sul marcatore. Il tecnico partenopeo cambia ancora. Si passa al 4-3-3 con Mannini e Lavezzi a spalleggiare Sosa nel cuore della difesa del Catania. Vargas, che in tanti vedono vestito d’azzurro l’anno prossimo è giocatore più bello da vedere nel match. La partita non si chiude già nel primo tempo solo perché al 39’ Baiocco fallisce una specie di calcio di rigore, spedendo il pallone tra le braccia di Gianello. Napoli confuso e confusionario. Si va a riposo con tantissimo da ridire sull’approccio alla gara degli uomini di Reja.
Quando poi l’arbitro, il signor Orsato di Schio avvia la seconda parte di gara, ci si aspetta un approccio da parte del Napoli totalmente diverso da quello che è costato il doppio svantaggio. Niente da fare. Il Napoli è persino peggio e si lascia colpire per la terza volta. Bastano solo tre giri di lancette per scattare la fotografia azzurra della partita catanese. Savini si gira di spalle, e poi si ritrova fuori posizione, mentre Vargas insacca dopo aver “ciccato” la conclusione a pochi metri da Gianello. Il Catania di Zenga ora agisce di rimessa, dall’alto di una gara messa in cassaforte. Lavezzi e compagni non ci credono più. Le loro azioni non hanno granchè di schematico e si affidano più all’iniziativa personale che al vero e proprio senso tattico. Eppure le occasioni non mancano. Sosa, di testa, Savini che arriva di gran carriera a colpire al volo e la coppia Lavezzi -Calaiò, subentrato più che altro per fare esperienza in serie A, vanno vicinissimi al gol, ma non cambia nulla. Si chiude con l’assalto alla porta di Polito per salvare almeno l’onore della bandiera, ma la palla sbatte clamorosamente sul palo, prima che ancora Calaiò la tiri sul portiere di casa. Catania 3, Napoli 0 è la festa dei catanesi, che ora prepareranno il derby col Palermo con tutto l’entusiasmo possibile. Il Napoli torna a casa sconfitto, meritandosi da subito la solita settimana di discussioni sulla sua metamorfosi in trasferta.

Gianello 5: Sorpreso come un esordiente dall’astuta punizione di Colucci dopo una manciata di minuti, sta a guardare i suoi difensori che naufragano sotto i colpi degli avversari.
Santacroce 5: Sbaglia la partita come non gli capitava da tempo. Vargas è in una condizione incredibile e lui si fa sorprendere come tutta la difesa. Si fa ammonire e salterà l’Atalanta, domenica prossima al San Paolo.
Grava 5: Appena entrato si imbatte su Vargas con esito infelice. Il resto non è trascendentale.
Domizzi 5: Non appare pronto alla gara soprattutto dal punto di vista mentale. Fa poco per mettere ordine in una retroguardia spaesata.
Cannavaro 5: Commette leggerezze incredibili per un giocatore della sua esperienza. La difesa che lui comanda si fa trovare impreparata all’avvio di gara del Catania che tutto il mondo pensava sarebbe stato arrembante.
Mannini 5: Frastornato come i compagni, trova nuova linfa quando Reja gli da licenza di svariare sul fronte offensivo, ma non incide sulla gara.
Calaiò 5: Trova posto nella ripresa ma sbaglia due clamorose occasioni da pochi passi. Non avrebbero cambiato la partita ma sarebbero stati un gran toccasana al suo morale.
Hamsik 6: Ha personalità e lo dimostra prendendo la squadra per mano nel momento di difficoltà. Non è giornata ma lui corre e lotta come sempre.
Gargano 5: Non contribuisce a tirar fuori la squadra dalla difficile situazione che Zenga imbastisce per il suo Catania in mezzo al campo.
Bogliacino sv: Entra quando tutto è compromesso. Non si può giudicare.
Pazienza 4.5: Si vede poco. Copre poco la difesa e non favorisce la fase offensiva.
Savini 4.5: Perde Sardo e lascia che il napoletano metta in mezzo il pallone con troppa facilità. Si gira di spalle quando Vargas sbaglia e poi ha il tempo di segnare il 3-0Meglio in fase offensiva ma non è sufficiente
Sosa 4: Poco utile in mezzo all’area. Reja gli regala tutto il tempo che serve a dimostrare di meritare la maglia da titolare, ma il Pampa non è in vena.
Lavezzi 5: Fumoso. Concretizza ben poco, pur dandosi da fare più degli altri. Il vero Pocho è tutt’altro.

Reja 5: Per come cambia il suo Napoli in corsa sarebbe anche da sei in pagella, ma non si può accettare il modo in cui i suoi approcciano la gara. Gli errori dei suoi sono incredibili e anche lui sembra non darsene una ragione, ma la squadra vista al Massimino è davvero troppo fiacca e fuori partita. Urge continuità.

Salvatore Siviero