per chi ha qualcosa da dire…
21 anni, attaccante, napoletano. Antonio Zito sta per approdare al grande calcio: dal Taranto in C1 direttamente al Siena in serie A.
Le sue caratteristiche? Genio e sregolatezza.
Tutto rigorosamente made in Napoli.
Dopo aver vinto il campionato nazionale dilettanti con il Sorrento, Antonio passa al Taranto in C1. In Puglia il presidente Blasi lo coccola e lo protegge fino al grande salto. Quest’anno rimarrà a giocare il resto della stagione in terza serie, ma da luglio il suo destino è cercare il confronto con i suoi idoli di sempre: Ibra e Del Piero.
Lo abbiamo cercato nella sua Napoli per conoscerlo e chiedergli come affronterà il grande salto tra i campioni del pallone: il sogno di ogni bambino.
Antonio, cominciamo dalla domanda più semplice e scontata. Cos’è per te il calcio?
Ti dico solo che da bambino sognavo di fare il calciatore. Il gioco del pallone è una cosa serie ed è importantissima. Ora che sono cresciuto ne posso fare il lavoro della mia vita. E non dimentico di quando sognavo di poterlo fare.
Come hai cominciato?
Credo come tutti gli scugnizzi napoletani come me. In strada, giusto a qualche centinaio di metri dallo stadio San Paolo, dove giocava il più grande di tutti con la maglia del Napoli.
Sarà scontato, ma noi te lo chiediamo lo stesso. Per chi tifi?
Ovviamente Napoli. Da sempre e per sempre. Però prima che tu me lo chieda, ti dico che se dovessi incontrare un giorno gli azzurri mi impegnerò al massimo per onorare la maglia che indosso. Noi napoletani, a differenza di quanto qualcuno dice in giro, ci teniamo sempre a fare bella figura e non molliamo mai.
Questo vuol dire che se dovessi segnare contro il Napoli esulteresti?
No. Questo no. Non potrei proprio farlo, amo troppo quella maglia, ma dare il 100% per la squadra che rappresento. Beh quello te lo posso assicurare.
Dopo Livorno-Napoli di quest’anno, rivolgendosi a Borriello, napoletano del Genoa, il presidente De Laurentiis ha dichiarato che per i napoletani che giocano a calcio ci sarà sempre un posto in casa sua, cioè al Napoli. Che ne pensi? Ti piacerebbe se un giorno te lo chiedesse?
Che vuoi che ti dica, una bugia? Come tutti i ragazzi napoletani credo che andrei di corsa. Questa però non è la mia storia, almeno per il momento. Ora voglio pensare al Siena ed a fare bene con la mia nuova squadra, per meritare la conferma in serie A.
Cosa rappresenta quindi per te una piazza come Napoli?
Un’avventura incredibile, affascinante e davvero difficile. Le pressioni sono tante e a tratti sembrano pesantissime. Specialmente per chi è napoletano. Però giocare con quella maglia, davanti al pubblico meraviglioso di Fuorigrotta è qualcosa di indescrivibile.
La serie A la conosci?
Dalla televisione si che la conosco! Lo vedo come un mondo speciale e affascinate. Un ambiente bellissimo ma immagino non facile. A luglio vado a conoscerla, ma ci vado con la voglia di rimanerci a lungo. La mia idea è rimanere umile e imparare tutto da tutti. Il mio sogno è far si che sia un punto di partenza e non certo un punto di arrivo.
I grandi campioni che ci giocano?
Te ne dico tre su tutti: Ibra, Del Piero e Gennaro Iezzo.
Perché questi tre nomi?
Ibra è un fenomeno, il mio idolo. Unisce tecnica e potenza come pochi. Che belli sarebbe sfidarlo sulla fascia. Mi sa che al primo scontro potrei rimetterci una gamba, tanto lo immagino forte fisicamente. Ma che grande cosa potergli giocare contro!
Del Piero è un mito. È riuscito a fare gol a tutti i migliori e in tutte le partite che contano davvero. Non lo conosco ancora personalmente, ma me lo descrivono come una grande persona. E poi se è ancora lì tra i cannonieri della serie A, da bandiera della Juventus, un motivo deve pur esserci.
Gennaro Iezzo è il giocatore con il quale sogno di scambiare la maglia dopo una partita con il Napoli. Lo ammiro tanto. So quanto è difficile per un napoletano giocare al San Paolo con tutta la pressione che gli piomba addosso. Si, da attaccante vorrei proprio la maglia del portiere del Napoli.
Il calcio, un gioco che per i bambini è anche il sogno da realizzare, ha sempre maggiori problemi che si traducono in stadi sempre meno pieni. Tu da appassionato e calciatori come risolveresti la situazione?
Questo gioco lo vedo come lo vedono i piccoli che sognano di diventare calciatori. Mi sembra assurdo che la gente vada allo stadio per fare danni. A questa gente vorrei ricordare che i bambini ci guardano e ci imitano. Giochiamo perché ci piace e giochiamo per loro che si divertono. Lo sport è divertimento ma va fatto e vissuto da sportivi.
Il caffè lo abbiamo bevuto e Antonio è stato riconosciuto da vecchi amici che lo ricordano al Sorrento. Chiudiamo l’intervista con una domanda un po’ particolare. Lo spingiamo a raccontarci il suo sogno proibito, quello che a volte si ha persino timore a tirar fuori dal cassetto.
Antonio, da professionista e tifoso allo stesso tempo, cosa vorresti portare via dopo la sfida con la tua squadra del cuore?
Te lo dico, ma solo perché abbiamo parlato di sogni. Vorrei la maglia numero 10 del Napoli.
Si, proprio quella che non si mette più…
Salvatore Siviero
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