lavezzi.jpg “Diego Maradona è unico. Io sono Ezequiel Lavezzi e sono qui a Napoli per dimostrare chi sono”. Il campioncino di belle speranze che viene dall’Argentina, patria dell’idolo di sempre dei napoletani, si è presentato così, a Castelvolturno, alla sua nuova squadra ed ai suoi nuovi tifosi.
Ivan Ezequiel Lavezzi, attaccante di 22 anni, stile di gioco modello “furetto imprendibile”, e la serenità di chi sa che il paragone con Diego non lo potrà reggere mai, entra in punta di piedi nel clamore di Napoli. Laggiù, dove la passione per il calcio è enorme e il popolo che vive all’ombra del Vesuvio sembra mettere tutto il resto in secondo piano, Marino lo ha voluto con gli azzurri per la fantasia e la tecnica che riesce ad esprimere in campo.
Per lui, il club di De Laurentiis, che lo ha prelevato dal San Lorenzo de Almagro, ha speso 6 milioni di euro, assicurandoselo per 5 stagioni.
Nato a Governador Gálvez, Santa Fè, il 3 maggio 1985, Ivan “el Pocho” (cioè “il fulmine”) Lavezzi, viene su respirando l’aria della Bombonera.
Tra i 10 ed i 17 anni è infatti nelle giovanili del Boca Juniors, una specie di Napoli d’Argentina, per la miriade di sensazioni forti che il gioco del calcio regala da quelle parti.
L’Estudiantes di Buenos Aires gli da fiducia, facendolo giocare nella squadra che disputa la terza serie.
I tifosi si innamorano di lui e insorgono quando nel 2005, viene ceduto al Genoa per 1 milione di euro.
La squadra genovese non lo può tesserare per questioni di passaporto e lui rimane in Argentina, parcheggiato al San Lorenzo.
Gioca il campionato Clausura, facendosi apprezzare dai critici e mettendo a segno 4 reti nella sua stagione d’esordio al massimo livello del calcio argentino. Nell’estate 2005 dovrebbe tornare al Genoa che torna in Serie A. La sua esperienza italiana però non potrà avere inizio: il Genoa retrocede in C1, per le note vicende di illecito sportivo legate al Presidente Preziosi. 
A questo punto il San Lorenzo acquista definitivamente il suo cartellino. L’investimento frutterà ben 25 reti in 84 partite con lo storico titolo del Campionato Clausura 2007.
Ad aprile di quest’anno arriva anche l’esordio nella nazionale Argentina: è il 18 aprile e Lavezzi gioca il secondo tempo dell’amichevole con il Cile, destando una buonissima impressione.
Il giovanotto sa cosa vuol dire vivere per il calcio, ma il Napoli e la sua città apparentemente senza limiti, lo sorprende. Appena entra in sala conferenze all’Holiday Inn a Castelvolturno, dove lui e lo sloveno Marek Hamsik vengono presentati alla stampa, chiede come sia possibile avere tanto traffico e tanta gente per le strade anche in questi giorni d’estate!
Fuori, intorno all’ingresso dell’hotel, i napoletani sono venuti a conoscerlo in tanti.
Sono almeno un migliaio e non fanno che ricordargli che c’è e ci sarà sempre un solo Maradona. Lui non batte ciglio e anzi venera insieme a loro il campionissimo di casa sua…

Ivan, il Napoli è sempre la squadra di Maradona. Come ti senti ad indossare la maglia che fu sua, in un campionato difficile come quello italiano?
Prima di tutto, diciamo che Diego Maradona è unico. Io sono Ezequiel Lavezzi e sono qui per dimostrare quanto valgo. Il paragone con lui è impossibile. La Serie A è un torneo entusiasmante e competitivo come pochi. Sarà stimolante poterci giocare.

Conosci già il nostro campionato? Sai cosa ti aspetta?
Si, in realtà me ne ha parlato il Pampa (Roberto Carlos Sosa, attaccante del Napoli), spiegandomi che è molto difficile e soprattutto c’è tanta pressione. A Napoli poi ci sarà tanta attenzione e interesse su di noi.

Il tuo primo impatto con la città?
Incredibile. Sono sorpreso per quanto traffico e quanta gente gira per le strade. Vedere l’entusiasmo di tutta la gente che è qui fuori è bellissimo. Il fanatismo (che nella sua lingua si traduce con la parola “passione”, ndr.) dei napoletani è travolgente.

Hai la fama di uno che ama il dribbling e la giocata d’effetto.
Certo, si, mi piace divertirmi con il pallone, ma sono qui per mettermi al servizio della squadra.
Ho voglia di vincere con il Napoli e quindi mi piacerebbe far fare tanti gol ai miei compagni.

Hai parlato di gol, quanti pensi di farne?
Non lo so, sono qui per giocare, misurarmi con i grandi campioni che ci sono, e soprattutto far bene con il Napoli. Ma è chiaro che vorrei segnare il più possibile.

In attacco dovresti far coppia con Calaiò. Come pensi di trovarti con lui?
Non ci saranno problemi, Emanuele è bravo tecnicamente. Ci divertiremo a giocare insieme.

El Loco e el Pocho: perché hai due soprannomi?
Beh, il Pocho significa “il fulmine”, e mi fa piacere perché significa che la gente mi vede come un giocatore veloce. Il loco è una specie di invenzione di un giornalista argentino, per il numero 22 (che dovrebbe portare a Napoli, visto che il n°10 è stato ritirato) che nella cabala del mio paese significa il pazzo. È strano, come anche qui a Napoli il 22 sia il numero del “loco”, del pazzo.

Per chiudere torniamo indietro all’inizio della nostra chiacchierata: Diego Armando Maradona.
Il migliore di tutti. Sapere che lui è stato qui, ha giocato e vinto nello Stadio San Paolo è una grande emozione. Saperlo mi ha dato una spinta in più a venire a giocare con la maglia azzurra. Io sono qui per dimostrare quanto valgo.

Salvatore Siviero