ultimi-arrivi-018.jpgPremettiamo che l’articolo che segue è indirizzato a certe persone. Non vuole essere generico e esiste per denunciare atteggiamenti fin troppo appariscenti di miei compaesani (alcuni anche amministratori pubblici), presenti “in pompa magna” ad una manifestazione, peraltro splendidamente curata dall’amico Mario Esposito.

Culturalmente elevata e organizzativamente molto ben congegnata, la serata dedicata al compianto Arturo Esposito (papà di Mario), ha arricchito Sant’Agnello per certi versi, ma l’ha impoverita per taluni altri.

Per me che scrivo, in alcuni casi non è facile non cadere in atteggiamenti come quelli che ho visto ostentare a troppe persone quella sera.

L’ho fatto e vorrei poterlo evitare in futuro.

L’articolo che segue quindi è un monito prima per me stesso e poi per queste persone che dovrebbero decidere se “essere o apparire”…
 
Essere è di tutti; apparire sta diventando la prerogativa base dell’animale sociale.
Facciamo a capirci però.  Questo pezzo non è una lezione e non va presa come oro colato.

Essere e apparire sono i corrispondenti di reale e desiderato, ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, o ciò che vogliamo che gli altri pensino che noi siamo.
Quasi tutti, nel loro vivere, seguono un mix di essere ed apparire, ciascuno di noi con le sue percentuali e modalità dell’uno e dell’altro elemento. Un dettaglio da non trascurare però è che è molto difficile tornare indietro, in quanto essendo noi abituati a proporci per ciò che ci sembra più opportuno, o necessario, non ci  dedichiamo a dovere a capire la nostra realtà, cioè come siamo realmente, e tanto meno ci adoperiamo per migliorarci sul serio, tutti presi dal migliorare quell’immagine che dovevamo “vendere” di noi.
Riprendere l’abitudine alla sostanza, ritrovare l’abito mentale di relazionarci con la realtà, con le persone reali e non con la loro immagine, è un percorso che può essere faticoso e non breve. A volte poi, l’impegno nei confronti dell’apparire è così grande che finiamo per credere anche noi di essere come vorremmo apparire, restiamo così noi stessi vittime della mistificazione. A questo punto riprendere il contatto con la realtà può diventare anche doloroso e ammettere che siamo tutt’altro da quello che avremmo desiderato, può costare caro in termini psicologici, ma è un passaggio inevitabile se si vuole intraprendere la strada del risanamento.
Tutti i giorni, la realtà che impattiamo, in mille occasioni è apparenza, anche nelle cose più banali. Facciamo un esempio semplice:  la tazza di cioccolata calda non contiene, se non in parte minima, cacao ed è una bevanda che sembra cioccolata: ha il colore ed un vaghissimo sapore di cioccolata, ma è fatta con surrogati, cioè sostanze che fanno pensare che sia cioccolata, ma che in realtà nulla hanno a che fare.
Troppe persone hanno imparato avendo come esempi questi imbrogli, per cui, poste poi davanti all’originale non lo riconoscono o, spesso, non lo apprezzano, magari perché troppo “forte”.
Magari siamo andati un po’ in la con le “chiacchiere”, ma in realtà, queste parole sono frutto di studi accurati, e quindi non vanno catalogato nel semplicistico termine di “chiacchiere”.
Per tornare al nocciolo della questione, torniamo indietro alla soiree nello splendido scenario della Marinella:

 

“Belli davvero alcuni di quei signori incravattati.

Hanno lavorato tanto per l’evento, così come fanno tantissimo per la comunità. Le signore che tanto fanno per il paese, poi erano splendenti, ignare e bellissime.
La gente di Sant’Agnello dall’esterno ringrazia e saluta…a distanza!”


 

Salvatore Siviero