per chi ha qualcosa da dire…
A volte capita di non trovare “l’attacco”. Eppure oggi, in una calda giornata di giugno, sembra sia assolutamente facile. Non lo so perché sto scrivendo queste righe solo adesso. So solo che può capitare di non trovare le parole giuste o non riuscire a cogliere l’attimo in cui passa per la mente l’idea, la frase adeguata, e viceversa, trovarsele tutte in testa!
Potrebbe essere una questione di tempo.
Visto il caldo che fa, il tempo meteo però lo lasciamo stare. Ora, cioè adesso, è tempo di scrivere che esiste il rispetto per le persone, anche “solo” perché (come mi è stato personalmente detto, e ne ringrazio il signore cordialissimo che mi ha rivolto il gesto…) si è conosciuto, e si è stati amici del genitore.
Effettivamente, ci deve sempre essere un tempo “giusto” per cose come una gentilezza ricevuta.
A me è successo, e mi ha fatto pensare e rasserenare per un giorno intero. Una mattina mi sono ritrovato al banco del bar del mio paese, con un caffè pagato da una persona, che, andando via, mi ha detto, con aria dispiaciuta ma serena, che lui era amico di mio padre. “Forse non ti ricordi di me, io sono quello che…, in quel giorno di… Ero amico di tuo padre…”.
Di tempo, da quell’episodio a cui si riferiva il signore, ne è passato davvero tanto. Era il 2003 per l’esattezza, ma a quanto pare, cose come rispetto e amicizia non hanno tempo!
Il tempo, il più delle volte, è quello che diciamo di non avere mai (che in sostanza traduciamo nella parola “stress”). “Non ne ho nemmeno per me stesso”, è ormai una lamentela (tormentone) generale. Io in realtà, non lo so nemmeno cos’ è il tempo.
Sant’Agostino (nelle sue “Confessiones”) “dice”: “Se nessuno me lo chiede, lo so. Se dovessi spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so!”
Nel mondo che chiamiamo moderno, siamo riusciti a misurare il tempo ormai da un pezzo, ma per quanto precisi noi si possa essere, il tempo rimane qualcosa di inevitabilmente sfuggente.
È fatto di passato (qualcosa che non è più), di futuro (qualcosa che non è ancora) e di presente (attimi, a volte tanto concreti, dei quali abbiamo coscienza solo dopo che sono trascorsi), ma chissà, sembra di non sapere mai esattamente cosa sia.
Volendo uscire da un vortice filosofico che tutto sommato non mi appartiene (e non credo appartenga nemmeno al mio sito…), mi approprio di una definizione che “delimita” il tempo come una visione del mondo, una visione legata all’interiorità e al primato dell’Io.
Newton credeva che il tempo fosse, come lo spazio, un contenitore di eventi.
Leibniz dal canto suo, riteneva che, allo stesso modo dello spazio, il tempo fosse un apparato concettuale capace di descrivere le interrelazioni fra gli eventi.
Da ignorante, mi piace ricordare (per praticità e mancanza di un numero consistente di contro-argomentazioni), Einstein e la sua “relatività”.
J.W.Dunne agevola il mio discorso introducendo il concetto di percezione del tempo, distinguendo quindi in maniera decisa le persone.
“Per me la giornata è troppo corta”, sento dire al mattino nel bar del mio paese, da un conoscente visibilmente stressato. “Il tempo non passa mai”, è la frase dell’amico che, dopo nemmeno un minuto, entra nello stesso bar. Lui è costretto dal lavoro a ferie forzate, e non ha altra scelta. Questi e tanti altri esempi sono modi diversi (in questo caso, diametralmente opposti) di percepire il tempo. Alla fine, che si parli di rispetto e cordialità, così come di tempo, la differenza sta proprio nel modo di percepirle.
Tagliando corto, diciamo che, siccome ho ricevuto una gentilezza, che mi ha riportato alla mente mio padre, mi ha fatto piacere sottolineare come ancora esistano persone capaci di offrirti un bel gesto anche solo perché, tuo padre ne ha fatto uno a loro. In definitiva, percependo gentilezza, mi viene facile regalarne. Che sia questa la chiave di una catena positiva?
Salvatore Siviero
Questo Blog è realizzato per tutti quelli che hanno il coraggio di pensare e poi fare. Siamo certi che per ogni cosa esistano più verità, noi proviamo a mettere giù la nostra...
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