per chi ha qualcosa da dire…
Calciopoli non lo se esiste. So però che c’era molta gente sleale e non tutti quelli che si è detto erano capaci di falsare un risultato”
“Baggio è tra quelli che hanno inventato il calcio. Certo che potrebbe giocare!”
“L’Italia 2006 è caduta a fagiolo. Ha messo in secondo piano tante magagne che fanno male a chi ama il gioco del calcio”
Carlo Mazzone, 70 anni, “romano de Roma”, è l’allenatore che più volte di tutti si è accomodato su una panchina di Serie A. Il 18 marzo 2006, alla guida del Livorno affronta la Juventus e eguaglia il record di presenze di Nereo Rocco: più tardi lo fisserà a 795! Tutto comincia ad Ascoli.
Ce ne parla proprio lui:
Devo gratitudine al presidente Rozzi. E’ stato lui ad offrirmi la possibilità di emergere.
Ricordo che ero gravemente infortunato (frattura alla tibia) dopo un derby giocato allo “Zeppelle”. Rozzi non era ancora il presidente dell’Ascoli. Avevo provato a tornare a giocare ma ero in difficoltà; lui capì subito il mio dramma; mi conosceva come un giocatore generoso, così mi offrì di curare il settore giovanile. Quindi arrivò la prima squadra in C e poi il resto lo sapete…
Mister cos’è il calcio per lei?
Il calcio è il gioco più bello del mondo. Per vincere bisogna saper stare alle regole del gioco ed essere bravi e fortunati. L’ho sempre vissuto con passionalità (“sono romano e ho sempre pensato da romano”, ci dice convinto) e ho cercato di non farci entrare mai la politica. Nello spogliatoi poi, volevo che i ragazzi si comportassero da uomini sempre e comunque. Uno dei miei dettami era farli crescere come giocatori e uomini insieme. Mi ispiravo a Rocco. Sono fiero di aver battuto il suo record.
Dico sempre che di diverso tra il suo essere allenatore ed il mio, c’era solo il romanesco; che grande persona era! E che grande gioco è il calcio! È fatto di partite ma anche di episodi che la gente non vuole cancellare dalla memoria. E a pensarci, il bello è che tutte le partite che hanno deciso qualcosa sono a loro modo indimenticabili. Indimenticabile può essere Italia-Francia, finale dei mondiali e la stessa cosa, per esempio, nel cuore dei romani può essere anche solo uno dei tanti derby, che però ti regala qualche settimana di sfottò da dedicare agli sconfitti.
Mister, visto che stiamo parlando di partite indimenticabili, ci racconta di qualcuna che le è rimasta impressa nella memoria?
Mò come faccio! Ce ne sarebbero tante (dice il Carletto nazionale nel suo amato romanesco). Facciamo così, “damme na mano”.
Poi la memoria lo porta ad Ascoli:
Siamo alla 30° giornata, Serie A 1982/83. Ad Ascoli, ci giochiamo la salvezza contro il Cagliari.
È un dentro o fuori: chi perde va in B. E’ l’Ascoli di De Vecchi, Nicolini e Greco. La tensione è altissima ma noi riusciamo a portarci in vantaggio 1-0 (rete di Greco al 26’, ndr.). A poco dalla fine, Nicolini davanti alla nostra porta riesce a controllare un rimpallo strano e evita che la palla finisca in rete. Sarebbe stata la fine per noi! Sul ribaltamento di fronte, il caso vuole che propri a lui capiti un pallone a volo, più o meno a metà campo: Nicolini tira da lontanissimo e segna. Non capisco più niente; è il 2-0 che ci lascia in A. Mi ritrovo a festeggiare in mezzo al campo!
Beh, visto che mi ha chiesto aiuto, la porto con la mente ad un’altra sua famosissima corsa…
“Eh lo so a che te riferisci” (il romanesco è ormai la lingua ufficiale della nostra intervista). Devi sapere che io gliela avevo promessa. Me ne avevano dette di tutti i colori. Da “Mazzone figlio di…” , a “Romano di m…” e così per tutto il tempo. Io gli ho risposto per le rime, perché certe cose proprio non le reggo, e poi quando Roberto (Baggio) ha messo dentro il 2-3, ho cominciato a credere che avremmo preso almeno il pareggio. Il 4° uomo continuava a dirmi di stare calmo. Io ero fuori di me dall’emozione e così gli dicevo di non preoccuparsi e scrivere tutto, tanto se avessimo pareggiato sarei andato a dirgliene quattro sotto la curva.
Detto fatto: Baggio segna e lei corre…
Non ci credevo. Ero contentissimo. Potevo sfogarmi!
Quest’estate noi italiani ci siamo “sfogati” dopo 24 anni. Che differenza c’è tra l’Italia di oggi e quella dell’82?
Nel 1982 ero in Spagna, e tranne la finale ho visto tutti gli incontri degli azzurri. Nei limiti della discrezione, mi intrattenevo spesso con i ragazzi, nel ritiro. Ricordo belle chiacchierate con Antognoni, e soprattutto mi ritorna in mente la convinzione in un gruppo che cresceva partita dopo partita. Sentivo che in loro la fiducia e le possibilità di vincere il mondiale, aumentavano ad ogni buon risultato.
Il Mondiale 2006 è caduto a fagiolo! In un colpo solo, il gruppo di Lippi ha messo in secondo piano le tante difficoltà del calcio italiano. La vittoria finale, meritata, ha ridato credibilità a tutto il sistema italiano del calcio.
A proposito di Nazionale. È vero che Pirlo dove gioca oggi lo ha pensato lei?
Lui non voleva giocare davanti la difesa. Un giorno l’ho preso da parte e gli ho detto: “se tu ti abbassi con la qualità tecnica, la facilità di calcio che hai, penso che ti puoi divertire di più. Quanti gol hai fatto? Ti dico che ti diverti e ne fai anche di più se giochi in quel ruolo. Proviamo per due settimane e vediamo. Alla fine mi ha dato ragione, ed eccolo lì…”
Mister, nella sua carriera ha visto tanti campioni. Ci parla di qualcuno che le è rimasto impresso nella mente?
Non mi piacciono le classifiche però ti dico che il migliore di sempre è sicuramente Maradona. Tanti dicono Pelè, però lui non ha mai subito la tatticità e le pressioni del calcio europeo. Già solo i raddoppi di marcatura che subiva Maradona ti dicono quanto fosse difficile realizzare quelle giocate meravigliose che dispensava ogni domenica.
E Totti?
Totti ha sostituito un altro grandissimo romano e romanista nel cuore dei tifosi giallorossi, “il principe” Giannini. Non faccio mai paragoni tra i miei ragazzi, quindi non sto qui a dirti chi è meglio, però ti dico che Totti merita di essere il simbolo della Roma e dei romani (giallo-rossi).
Mi ricordo che quando è arrivato, in mezzo a Giannini e Aldair si trovava a meraviglia; sembrava giocasse con loro da sempre. E poi segna, fa segnare e propone sempre soluzioni diverse alla squadra. Che volete di più da un giocatore?
Di Baggio che ha compiuto 40 anni in questi giorni cosa ci dice?
Baggio è uno di quelli che hanno inventato il calcio. Qualche volta ci sentiamo al telefono. Per il suo compleanno mi ha invitato; gli avevo preso pure un pensiero, ma una brutta influenza mi ha tenuto a casa. Baggio calciatore non si discute. Ha avuto una splendida carriera ma pensa senza quel ginocchio malandato cosa avrebbe potuto fare. È stato sfortunato negli USA. perché lì avrebbe meritato di vincere la Coppa del Mondo.
Io non lo so che rapporto avesse con gli altri allenatori. Dico solo che quando era in campo, faceva tutto quello che gli chiedevo. Era disponibilissimo e sempre da esempio per gli altri. Certo è che non gli potevo chiedere di fare pressing a tutto campo, però con qualche “trucchetto”, lo facevo rientrare a dare una mano ai compagni a centrocampo. Mi ricordo che durante la fase difensiva, per evitare che il reparto fosse in inferiorità numerica, gli dicevo di stare solo nella zona di centrocampo. Una cosa tipo: “A Robè, tu stai da quelle parti, tanto lo vedi, è un cerchio grande”.
E lui indietreggiava. E spesso ci faceva vincere.
Che gli dovevo chiedere di più!
da Calcio 2000 Salvatore Siviero
Questo Blog è realizzato per tutti quelli che hanno il coraggio di pensare e poi fare. Siamo certi che per ogni cosa esistano più verità, noi proviamo a mettere giù la nostra...
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Settembre 30th, 2007 alle 1:21 pm
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