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Alea iacta est!

Giugno 14, 2007 | Autore: Salvatore | Archiviato in: Something important - Qualcosa che importa

legioni_romane_4.jpg    Il Rubicone è un piccolo fiume a regime torrentizio dell’Italia settentrionale, che scorre nella provincia di Forlì-Cesena ed incontra la Via Emilia all’altezza di Savignano sul Rubicone, a circa 30 chilometri ad est dal capoluogo, Forlì. Sfocia nel mar Adriatico.        Il suo nome viene un pò dalla leggenda: al colore delle acque che, attraversando territori argillosi, si tingevano di rubino. In epoca romana per un periodo segnò il confine tra l’Italia, all’epoca considerata parte integrale del territorio di Roma, e la provincia della Gallia Cisalpina. Passarlo in armi, per i generali era un pò come dichiarare guerra a Roma: era vietato!

Cesare, una volta conquistata la Gallia però lo attraversò nel 49 a.C., alla testa del suo esercito, manifestando in tal modo la sua ribellione allo stato romano. Era il 10 gennaio e con lui c’erano circa 1800 legionari: secondo il racconto di Svetonio, prima di risolversi a questo passo sembra che abbia esitato e infine abbia preso la sua decisione esclamando “alea iacta est -  il dado è tratto”.

Il Rubicone, come tantissime delle cose terrene, mutò diverse volte il suo corso per cause naturali, e per questo motivo, oggi non è possibile affermare quale sia il “vero” Rubicone attraversato da Cesare. Le certezze, a questo punto lasciano spazio alle leggende popolari, però rimane quella frase che ancora oggi avrebbe bisogno di essere vissuta e pronunciata. E allora, nessuno si lamenterà se vi racconto una favola che, chissà, tra qualche anno potrebbe dare il via a qualche piccola leggenda popolare…

Anno 2008 dopo Cristo, Terre delle Sirene, Penisola Italica.

Uno dei villaggi della terra che fu ricca di agrumeti e tanti sapori genuini, vive un momento delicatissimo della sua storia. Da queste parti, il mare, visto dall’orizzonte, spesso confonde le coste con le colline, in un cielo che sembra sempre limpido. Gli abitanti del villaggio, poco meno di 10.000 anime, sono abituate a pensare che dopo le nuvole c’è sempre il sole. Questa filosofia li rende forti e sereni: negli altri villaggi li reputano persino furbi oltre misura; dicono di loro che camminano sulla farina e non lasciano neppure traccia. Il villaggio però, ora è in difficoltà. Il Re è andato via, chiamato a Roma dall’Imperatore. Lui è una persona per bene e talmente capace che l’Imperatore lo ha voluto con se. Il Re, negli anni passati ha fatto del suo villaggio un modello per tutti gli altri villaggi. Ha colorato le strade e la vita dei suoi sudditi con onestà e senso del dovere. Ha ricostruito ciò che barcollava e creato quello che non c’era. Il Re però, ora non può più governare, e si sta scatenando la lotta per la corona. Da un bel pò di giorni, i suoi fidi generali sono alla ricerca del consenso della gente. Dicono di aver vissuto con il Re e di “parlare la sua lingua”: “continueremo l’opera del Re, faremo il bene del villaggio, non vi preoccupate!”, dicono in coro i generali.

Il villaggio però non vive bene come prima. Qualche generale va per la sua strada e dice e pensa, e fa qualcosa, che non è l’operato del suo Re. Per le strade l’aria sta cambiando; nelle case ci si domanda cosa sta per succedere. Il Re ha aperto alla sua gente la strada del miglioramento ed ora, anche un mucchietto di foglie che invade le strade, se non raccolto subito, viene vissuto come un segnale negativo.

Non tutti i generali però stanno parlando con la gente. Tra di loro c’è chi, negli anni ha servito bene il Re, e si è guadagnato la sua stima (e quella del popolo). Lui non c’è per strada a parlare alla gente. Lui continua a lavorare per il villaggio da molto lontano. Con se ha una legione che cresce e che pensa solo al bene del villaggio. Nessuno a corte pensa a lui, però tra la gente c’è chi comincia a chiedersi se non sia lui il “Re giusto” che riporti il villaggio ai fasti, che ha imparato ad amare con il vecchio Re andato a Roma. La legione intanto avanza tra i boschi cupi e le colline intorno al villaggio, risolvendo i guai che altri non vedono e non considerano. Il generale ha con se un luogotenente che di notte corre al villaggio con il suo cavallo nero; cerca i suoi fidati amici per sapere cosa accade. L’opera del generale prosegue giorno dopo giorno nell’oscurità della considerazione degli altri generali, che al villaggio pensano di fare il bello e cattivo tempo.

Ora il giorno è arrivato. Al confine c’è un fiumiciattolo che segna il punto di svolta. Entrare in acqua è un pò non poterne più uscire se non andando fino in fondo, fino al regno. Il generale ora è lì, con il suo cavallo bianco; si gira indietro per cercare lo sguardo degli uomini della sua legione. Il luogotenente è pronto a tuffare il cavallo nero nel piccolo guado. Dietro di se ha gli occhi dei legionari pronti a riprendersi casa loro, il villaggio che tanto amano.

La scelta spetta solo a lui, al generale. Una volta entrato in acqua il dado sarà tratto…

xygoxen

1 persona ha lasciato un commento

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scritto da Mike Crowl il 03 Aprile 2008 - 10:03 am | Visita il collegamento

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