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 In seguito alla pubblicazione del pezzo che lasciamo di seguito, mi è arrivata una mail (non firmata). Per correttezza ho subito risposto, utilizzando l’indirizzo di posta elettronica del messaggio. Il server però mi rimanda indietro la risposta con la comunicazione che la mail non esiste. Per questo motivo (non violando la privacy di nessuno, in quanto il messaggio non porta alcuna firma) rispondo pubblicamente, su questo sito, riportando per primo il testo dell’amico che non si firma…
Una curiosità : per quale motivo il sindaco il stato messo in secondo piano?
Una raccomandazione: non strumentalizziamo eventi tristissimi per fare
demagogia.
saluti

Egregio Signor….

La ringrazio per l’attenzione rivoltami. Io firmo sempre ciò che scrivo; non avendo lei fatto lo stesso, non so esattamente a chi mi rivolgo.

Ho la sensazione che lei sappia che “Demagogia” è un termine di origine greca (composto di demos, “popolo”, e ago, “conduco / trascino”) che indica un comportamento politico incline ad assecondare le aspettative della gente, sulla base della percezione delle loro necessità.

Penso che nei miei riguardi lo abbia usato con accezione dispregiativa, insinuando che io, nella situazione specifica, abbia usato frasi retoriche (evidentemente volte a promesse per accaparrarsi il favore dell’elettorato), facendo leva su sentimenti ed avvenimenti come quelli del 1° maggio, ed alimentando la disapprovazione nei confronti del nemico o dell’avversario politico di turno.

In altri termini, lei mi sta dando del politico che spinge il popolo a fare qualcosa contro il suo stesso interesse, sviando la percezione delle necessità reali.

Dal mio modo di vedere, portare un numero elevato di persone (trenta o fors’anche più) a bussare alla porta del 1° cittadino a chiedere il risarcimento morale (per offese sicuramente sbagliate e ingiustificate), quando bastava la presenza del Priore (che sostiene di poter parlare in chiesa per primo, quando in chiesa dovremmo essere tutti uguali…), credo sia politica.

Magari quel gesto è la demagogia alla quale lei si riferisce.

Mi piacerebbe parlarne con lei di persona.

Spero di non aver offeso nessuno. Mi dispiacerebbe.

L’aspetto

Cordialmente

Salvatore Siviero

 

 

Le parole sono fatte, prima che per essere dette, per essere capite:proprio per questo, un filosofo diceva che abbiamo, per grazia degli Dei, una lingua e due orecchie.
Chi non si fa capire viola la libertà di parola dei suoi ascoltatori.
È un maleducato se parla in privato e da privato.
È qualcosa di peggio se è un giornalista, un insegnante, un dipendente pubblico, un eletto dal popolo.
Chi è al servizio di un pubblico ha il dovere costituzionale di farsi capire”.
Grazie a Tullio De Mauro, dal quale ho preso a prestito le parole che gli sono servite per introdurre un mensile che si presentava come “di facile lettura”, soprattutto perché mi regala “l’attacco” giusto per una serie di cose che mi ronzano nella testa.
Tanto per capirci, perché ho il dovere di farmi capire, ho voglia di denunciare cosa (secondo me) non va.
Ho piena consapevolezza di espormi alla critica ed alle critiche, ma non mi preoccupo. Quello che invece mi preoccupa è l’andazzo di alcune cose in Penisola Sorrentina. Sono disgustato dall’omertà che i sorrentini stanno dimostrando nella tragedia che ha listato a lutto l’ intera società della “Terra delle Sirene”.
Qui si tratta di dire se su quella cesta erano in due o in tre. Qui si tratta di dire se la ditta che ha avuto l’appalto ha garantito la sicurezza dei lavori. C’è poco da nascondere: chi ha visto parli!
Ma perché una tragedia deve essere tale solo per chi la patisce sulla propria pelle, o su quella di parenti e amici? E perché dopo che le luci del clamore si sono spente, chi soffre si trova davanti così tanta gente che non sa essere civile e corretta da dire finalmente la verità?
Chissà, magari bisogna solo aspettare che una tragedia capiti a qualcuno che veramente influenza la vita della società!
Non vorrei mai altre tragedie, e allora perché non evitarle, dando una mano a chi indaga su quelle già accadute?
Questo sito è per gente che ha qualcosa da dire. Questo sito è influenzato dalla vita di tutti i giorni e, visto che chi lo scrive vive in Penisola Sorrentina, evidentemente è proprio la vita di questa bellissima terra, l’elemento più influente per queste righe.
Per questo, non posso tenere per me il dispiacere per i fuochi ed i botti, a mò di festeggiamento dopo la bellissima (e ben organizzata) processione di S.Giuseppe del 1° Maggio. Era un giorno infausto e a mio modo di vedere il cerimoniale (religioso ed importante quanto si vuole) andava rivisto e corretto per il lutto che aveva colpito la comunità intera, solo poche ore prima.
Non amo nascondermi dietro un dito e così, scrivo queste righe per rispondere al messaggino (scherzoso ma irriguardoso) del Priore di S.Giuseppe (che tra l’altro stimo per le capacità e l’abnegazione che profonde nelle attività del suo gruppo), che mi ringraziava (come Consigliere Comunale) per la partecipazione alla processione e (nella globalità dell’Amministrazione Sagristani) la partecipazione della Casa Comunale alle attività dei “Giuseppini”.
Il 1° Maggio, dopo aver passato alcuni lunghissimi minuti davanti alle salme della mamma e della nonna di un mio amico e collaboratore, non ho avuto voglia di far nulla. Ero fermo con la mente e con il corpo. Pensavo che cosa avessi mai provato se quella tragedia fosse toccata in qualche modo a me. A Dio ci ho pensato anche non andando in processione!
Spero che il Priore prosegua la sua attività politica, magari dandone vantaggio all’intera comunità santanellese. La Chiesa è di tutti ed il Comune siamo tutti quanti. Il Sindaco messo in secondo piano significa mancare di rispetto a tutti i cittadini, mio caro Priore, e quindi anche al Priore stesso. Una dimenticanza? Non credo. Penso piuttosto ad una scarsa considerazione per la comunità che il Primo Cittadino rappresenta.
Non è vero che va tutto bene!
Non si risolvono le cose con le offese, e non vanno proferite parole che ledano la dignità altrui, però assumiamoci le responsabilità politiche che alcune cariche comportano.
Quei fuochi mi dispiacciono perché sono responsabilità di ragazzi che sono cresciti facendo crescere tutta la Congrega di S.Giuseppe.
Gente che non lesina sforzi ma che non deve incorrere nell’errore di fare politica facendo religione. Lo penso e lo dico. Così come penso che l’aver incappucciato una intera e incredibilmente folta processione, cerimonieri e portatori inclusi, sia un segnale importante e moralmente fortissimo, per dire che il sacrificio e la fede non hanno bisogno di esposizione o peggio ancora esibizione(ismo).
Offendere con le parole usando epiteti spiacevoli e volgari non è bello, e offende prima di tutti chi li proferisce. L’offesa più grande però è non dire quello che si pensa. Si offende prima se stessi e poi chi deve vivere nella nostra stessa comunità. Dire quello che si pensa a volte è spiacevole, però quanto è brutto dire cose come: “va tutto bene”, “ è tutto apposto”, quando basterebbe dire che quella cosa, non va per questo o quel motivo. Se le parole si usano con sincerità ed educazione sono anche più facili da trasmettere (e quindi essere comprese e, chissà, accettate).
Il buonismo è fratello dell’ipocrisia: la nostra comunità non ne ha bisogno!
Chi fa, può sbagliare e viene criticato(anche troppo), ma chi non fa non serve a un c…o, e parla anche a sproposito.
Ben venga chi fa e chi ha il coraggio di dire quello che pensa. Con educazione e con garbo si fa il bene di tutta la società.
E speriamo di crescere tutti insieme…

Salvatore Siviero