12-gennaio-2007-013.jpg

Veniamo subito al sodo. Sognare sta diventando davvero per impavidi. È un vero e proprio “osare”, per tanti motivi. Niente che si avvicini all’andare in guerra che i più anziani conoscono bene (e noi nati negli ultimi cinquant’anni, fortunatamente neanche immaginiamo…), perché lì tantissimi hanno perso la vita, ma un riferimento ad un tipo diverso di sofferenza (che ripeto nulla ha a che vedere con le atrocità di un conflitto che distrugge vite), va fatto, perché sognare costa, e tante volte non si immagina nemmeno quanto.
A tutti è capitato di vivere esperienze che hanno lasciato il segno. Storie di amicizia, di lavoro, di sport, d’amore e tanto altro. Ognuno di noi ha un sogno da raccontare. Perché vorrebbe realizzarlo o perché forse non ci crede più. Poi c’è la realtà, che non ci può abbandonare mai, con le cose belle ed i dispiaceri, e forse è giusto così.
E allora, a volte, penso che tra la realtà e i sogni c’è una barriera.
Chissà, forse qualcuno la pensa come me. Mi viene in mente che di una realtà bellissima, si dice che e’ un sogno, ma perchè allora il sogno non può essere che una realtà bellissima?
Agli uomini è concesso di vivere coscientemente solo questa “cosa” strana: la realtà.
E così, tutto ciò poi che si ha paura a vivere, viene relegato, in bene o in male, nei sogni.
Di fatto però, solo la realtà può essere ricordata come un sogno.
A pensarci su, ciò che sogniamo, senza il riscontro della realtà, piano piano, non riesce più a tornare indietro da quella barriera che divide sogno e vita reale.
Parlare di sogni, cose bellissime che, in parole diverse, sono desideri da realizzare, è nella facoltà di tutti noi. È giusto che lo siano ed è giusto sacrificarsi e poi goderne una volta realizzati.
I sogni però si devono condividere. C’è spazio a sufficienza per goderne con chi amiamo che ci stia vicino.
Un sogno non è mai solitudine ed è più bello se lo si condivide, perché così ha vita più lunga. E proprio sulla condivisione, mi spiace dirlo, si sono spenti tanti e tanti sogni in Penisola Sorrentina. Che sbagliato pensare male dei sogni dei nostri compaesani! Se si realizza il sogno di un amico ne trae vantaggio una intera terra. La nostra la stiamo consumando tra invidie e false idee di falsi condottieri.
Appartenere ad una terra è volere che sia sempre bella. Appartenere alla Penisola Sorrentina (in fondo Vico, Meta, Piano, Sant’Agnello, Sorrento e Massa, sono una sola grande località!) è poter dire con fierezza “sono di Sant’Agnello”, “sono di Piano” (e così via per tutti i comuni che il Corso Italia collega) e volere che tutto, dalle nostre parti, sia sempre migliore. Ci viviamo e paghiamo tutto molto caro. Non abbiamo criminalità, smog e stress a livelli di guardia ma a volte ce ne dimentichiamo. Tutti ormai sappiamo leggere e scrivere (mi riferisco alle cosiddette “carte” della lingua burocratese) ma in pochi leggiamo e scriviamo per l’interesse della collettività.
Fosse niente! (ignoro la reale esattezza di questa espressione, ma sono certo che dal Bar Italia a Sant’Agnello, in fuori, chi legge capirà cosa voglio dire…).
Il peggio è che spesso non leggiamo e scriviamo nemmeno per noi stessi! La paura e le delusioni ci hanno tolto ogni coraggio e voglia di fare. Sognare è lecito, ed è un diritto di tutti. Forse, sognare è osare, ma in fondo tra qualche anno chi si ricorderà di noi se non proviamo a fare qualcosa di buono per la terra che diciamo di amare?
Fare qualcosa di buono per la società è fare bene anche per noi stessi. La società siamo tutti noi.
Noi che abbiamo imparato a leggere e scrivere (e a 30 anni non abbiamo nemmeno la minima parte dei possedimenti dei “figli di papà”…) per poi sacrificarci per avere il minimo (magari, sempre a 30 anni!) per vivere in Penisola Sorrentina, ci meritiamo di realizzare i nostri sogni.
Sognare non costa nulla. Avere il coraggio di sognare (osare) può costare davvero caro.
Meglio provare a realizzare un sogno e fallire (e amen, se gli altri ci godono), che abbassare la testa davanti a chi non ha interesse che per il proprio portafogli (tanto chissenefrega del prossimo…)  e poi umilia gli altri con false promesse e fasulli atti di benevolenza (i politici locali sono maestri in questo, pavoneggiandosi grazie ai cento e cento voti di preferenza alle elezioni), godendo tra gli amici in piazza del titolo di “don” qua e “don” la, solo perché a furia di compromessi si è fatto una posizione (o dovremmo dire, i soldi).
Teniamoci stretti i nostri sogni e facciamo valere il diritto di scegliere (a partire dalle elezioni) bene per la nostra terra e (ovviamente) per noi stessi.

Salvatore Siviero