per chi ha qualcosa da dire…
Nemo profeta in patria: ma perché?
Accanto alle sperticate parole di elogio, in una intervista a Gabriele Muccino, regista di “The Pursuit of Happyness” (una sorta di “ricerca della felicità”), campeggiava una frase: “Ho conquistato l’America perché dalle nostre parti non ti perdonano il successo”.
Ma perché?
La prima cosa che mi viene in mente è che gira troppa invidia. Poi, così, subito, mi viene da scrivere che è molto più facile e “scorrevole” parlare di qualcosa di negativo, ed ovviamente, viene molto meglio se al centro della “chiacchiera” c’è qualcuno conosciuto, e magari famoso per aver fatto qualcosa di buono. Del resto, una caduta fa sempre ridere, e se avviene dall’alto di fama e popolarità, fa più rumore e fa parlare e ridere di più!
Quindi, tra congetture e voli pindarici si torna all’invidia, vera base di tutto. In più ci metterei anche la poca voglia di pensare alla società ed ai vantaggi che un “pincopallino” qualunque (che potrebbe diventare famoso), ha la possibilità di fornire alla collettività, con la personale intraprendenza (che in Italia è quasi follia…), e così ecco spiegato il “nemo profeta in patria”.
Bah! Sembra quasi che il cerchio si chiuda. E allora la domanda si ripete: “ma perché non si può essere profeti in patria?”
In poche righe vi esprimo il concetto con un giochino. Sandra Savaglio, Pier Paolo Pandolfi, Riccardo Tisci, Enrico Taranta, Alessandra Galloni. Chi sono? Grandi “compaesani”, e ora leggete cosa fanno: Sandra Savaglio è un’astronoma dell’università Johns Hopkins di Baltimora che si è guadagnata nientemeno che la copertina del Time (“in Italia”, dice lei, “non avevo nemmeno il computer”); Pier Paolo Pandolfi è di Roma ed è il direttore del laboratorio di Biologia molecolare al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York: ha scoperto la proteina che blocca le difese anticancro; Riccardo Tisci è direttore creativo di Givenchy: “devo tutto all’Inghilterra” dice, non certo sereno; Enrico Taranta vive e insegna architettura d’interni a Shanghai al La Salle-Dhu International Design College: è l’unico italiano associato allo studio MoHen, tra i leaders della metropoli cinese; Alessandra Galloni è giornalista del Wall Street Journal Europe laureata ad Harvard: il World Economic Forum di Davos l’ha inserita nell’elenco dei 50 Giovani leader del futuro.
Il gioco è finito. Chi ha vinto? Nessuno, anzi ha perso la voglia di creare e realizzare il sogno di una vita di sacrifici.
L’elenco degli italiani che fanno qualcosa di importante è lunghissima. La cosa che non va è che sono sempre di più quelli che lo fanno fuori dai confini del nostro bel paese.
Perché essere profeti in patria è una sfida difficilissima e rischiosa. Negli USA c’è il sogno americano, e lo inseguono gli americani e tutti quelli che americani non sono, e vanno lì per realizzarlo. In Italia c’è la sfida italiana: l’accettano in pochi e la vincono solo quelli che hanno il coraggio di mettersi in gioco sapendo che costa tantissimo. Conosco qualcuno che la sfida italiana ha avuto il coraggio di accettarla e la sta pagando cara.
Io stesso ho deciso di mettermi in gioco: ho scritto un libro, si intitola “Osare sognare” e dal 22 marzo sarà in libreria.
Vediamo quanto costa la sfida italiana…
Salvatore Siviero
Questo Blog è realizzato per tutti quelli che hanno il coraggio di pensare e poi fare. Siamo certi che per ogni cosa esistano più verità, noi proviamo a mettere giù la nostra...
qualcuno
Febbraio 28th, 2007 alle 7:21 pm
conosco qualcuno che a furia di sognare si è allontanato dalla realtà … che è ben altra cosa … rischiare …. si … per qualcosa a cui si tiene … e poi? e poi ti accorgi che in attimo i tuoi sogni sono distrutti … ciò che credevi ormai certezza è diventato impossibile … certo, con il lavoro ci si può ancora mettere in gioco …. e con i sentimenti? chi ha più il coraggio di farlo? lasciate perdere … i sogni distruggono la vita … meglio rimanere con i piedi per terra … e capire che in questa vita bisogna solo accontentarsi