per chi ha qualcosa da dire…
I giornali sono pieni di frasi di cordoglio e rabbia. Tutti quanti ci sentiamo di dire che quello che è successo a Catania è orribile e non si fa. Chiaro che non si fa! Chiaro come il sole che il ragazzo che ha perso la vita non tornerà dai suoi cari.
Ma ora non sarebbe meglio analizzare l’accaduto cercando di trovare la soluzione per poter riavere il nostro amato giocattolo-calcio.
Ieri che era domenica, molti di noi hanno vissuto una stranissima sensazione di vuoto. Il calcio per qualcuno è solo un gioco e chissà, magari anche troppo pubblicizzato. Il calcio però non è “solo” un gioco. Chiamiamolo passione popolare, definiamolo fenomeno di costume, o se si preferisce, cerchiamo di limitarlo in una definizione tipo “mania di tanti, troppi esasperati dalla voglia di gridare in uno stadio o davanti alla tv”.
Limitarlo però non si può, perché il calcio è dentro di noi; fa parte del nostro essere, ed è elemento fortissimo della nostra cultura.
Ora che non c’è, ci accorgiamo di quanto sia presente nella nostra vita.
Sfruttiamo questo tempo per chiarirci dove ognuno di noi sbaglia. Perché di sbaglio si tratta certamente, se in pochi giorni abbiamo perso un dirigente tra i dilettanti ed un poliziotto, ambedue barbaramente uccisi da chi, non aveva di certo voglia di gridare la sua passione allo stadio, o davanti alla tv.
Sarà forse difficile da spiegare, però ieri siamo stati male senza calcio. Ricordiamocene per poter difendere il nostro gioco contro chi non ha voglia di giocare.
Ricordiamocene e cominciamo a dire a tutti quanto fa male quello che stiamo vivendo in questi giorni. In fondo cosa chiediamo? Solo di giocare al nostro gioco! La polizia potrebbe non servirci, perché per giocare al calcio serve il pallone e la voglia di spingerlo in rete…
Salvatore Siviero
Questo Blog è realizzato per tutti quelli che hanno il coraggio di pensare e poi fare. Siamo certi che per ogni cosa esistano più verità, noi proviamo a mettere giù la nostra...
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